mercoledì 12 aprile 2017

BARI una poesia di Hrand Nazariantz

nuovo ponte cittadino di Bari ©CarloCoppola










BARI 
di Hrand Nazariantz

Mezzanotte: ecco suonan lenti i dolci
Colpi notturni. Come una parvenza
di splendore e di gloria, alto s'accende
l'orizzonte secreto del mio lungo
esilio, verso l'infinito tesoro
delle tue stelle, mezzanotte, o bianca
città eletta del mio dolore errante:
ecco il divoto cantico, o città
nel profondo silenzio s'apre come
cattedrale di puri, umili simboli.

O città aperta innanzi al chiaro acciaio
del tuo mar quest' è l'ora
chiara e perfetta in cui
un radioso carcere
intonar potrebbe il mio dolore
vagabondo!

                    Lucente, sotto i dolci
colpi notturni, che profondi suonano
come nessuna musica del mondo,
sorpassando gli idei ch'ella sognò,
s'alza la tua basilica superba
tutta di luna pallida vestita,
volta all'oriente. O come,
tutta chiara dei voli
mistici delle sue campane simili
ad aureole candide,
offre alla Notte in cui la patria attende
la vision del suo passato eroico,
acceso dal magnifico
Santo dei rudi naviganti e dei
pescatori fraterni.

                          Ed ora, all'ombra,
ancora, delle tue porte pensose
chiuse in silenzio,
dopo il dovere quotidiano, l'umile
Laborioso dovere, nell'incanto
dei lenti colpi della mezzanotte,
l'onnipossente Santo,
grande per tutti i pianti delle madri
grande per tutti impianti delle vedove
con la sua larga fronte
ai confini del cielo errante, reca
la sua speranza, la tua Fede indole
con il suo spirito sul tuo mare, d'onde
verran la tua fortuna e la tua gloria
nuove, o Bianca Città!

                                     Fatto ideale
delle stelle divine, il Temerario
Santo, ancor sogna, certo, nel profondo
della sua mente greve di mistero,
il sogno sfolgorante degli antichi
galere che partirono dalle tue
piagge bionde e sonore per andare,
attraverso i perigli e le tempeste,
verso il Sole levante.    
           
Buona Città dei forti naviganti,
il cuore del tuo Santo clama ancora,
nei cicloni ideali e sulle chiare
Distese degli oceani infiniti,
come un profeta, per il tuo violento
fiero popolo e dolce, sempre acceso
di novelli implacabili fervori,
e per il sacro sogno aquilonare
nella memoria degli idei per sempre
vivo, il cuore del tuo Santo clama ancora
la gioia delle splendide conquiste.

L'anima sua tutta l'Immensità
eguaglia! e il volto d'un'umanità
più fraterna e il secreto
di tempi più felici e la sua anima
sono una cosa sola!      
Allora, è il volto sacro del il Signore
che illumina la tua notte, o Città
bianca dei franchi pellegrini.        

                       Il tuo
cielo eletto alla mia gioia m'ha fatto
amar la terra in cui s'ama e si piange,
e il mio esilio nel quale
sanguina ancora il mio triste passato
è simile all'esilio del tuo Santo
che, sì come il mio spirito perduto,
risogna, sulle tue rive straniere
piene d'arpeggi d'onde melodiose,
guardando fremere di nostalgia
le spighe delle alberature, d'una
allegrezza divina tra bei sogni
ieratici che sognano le vele
verso l'oriente, il Santo Temerario
di Mir risogna ne suo triste esilio
i giardini d'un tempo profumati
di acuto benzoino e di garofani,
risogna i suoi templi dai tetti azzurri
stellanti.
           
                    E la mia anima,
che questa notte a sua severa
immagine riplasma,
sogna, sogna, nel cantico devoto
consacrato alla tua fortuna e alla
tua bella gloria,
o Città eletta dal mio amor, città
che io vedrò pur negli occhi della morte,
dinanzi al chiaro acciaio del tuo mare,
pei lauri sanguinati dei tuoi sogni
lacerati,
l'anima triste sogna gli impossibili
paradisi del suo dolente fato.

                                                     Hrand Nazariantz

composta a "Nor Arax" Villaggio armeno, Bari 1930