domenica 9 novembre 2014

L’Ultima notte di Antonio di Mariano Dammacco

La Piccola Compagnia Dammacco presenta

L’ULTIMA NOTTE DI ANTONIO

L'ultima notte di Antonio andrà in scena a Urgnano (BG)
presso l’Auditorium Comunale in Via dei Bersaglieri n. 68
sabato 15 novembre 2014 alle ore 21:30
nell'ambito di Segnali Experimenta – Festival Internazionale del Teatro di Gruppo

Per informazioni e prenotazioni:
Laboratorio Teatro Officina - Centro di Ricerca e Sperimentazione Teatrale
Tel. 035 891878 - Cell. 340 4994795



L’ultima notte di Antonio
con Serena Balivo e Mariano Dammacco
costumi Luigi Spezzacatene
foto di scena Bruno Calza
immagine di locandina Stella Monesi
sartoria Artelier Casa d’Arte
ideazione, drammaturgia e regia Mariano Dammacco
produzione Piccola Compagnia Dammacco/Asti Teatro 34
in collaborazione con L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino
progetto di produzione selezionato e sostenuto da
Cantiere Campsirago di ScarlattineTeatro – Campsirago Residenza 
Testo vincitore del Premio Nazionale di Drammaturgia Il centro del discorso

L’ultima notte di Antonio è un atto unico tragicomico che racconta le peripezie di un’icona emergente della nostra epoca: il cocainomane. Lo spettacolo mostra le innumerevoli “ultime notti” di Antonio prima della sua fine dando voce e corpo ai suoi incubi, alle sue forme di dipendenza, attraverso l’alternanza tra un registro lirico-poetico e uno comico-grottesco. Lo spettacolo offre agli spettatori una storia di malessere crescente, di tentativi falliti, di percezioni alterate cercando di non cedere alla retorica, di non portare in scena un giudizio morale bensì di far luce sull’esperienza individuale della dipendenza. L’ultima notte di Antonio è il primo dei tre spettacoli che andranno a comporre la “Trilogia della Fine del Mondo”. Gli altri due spettacoli saranno intitolati “Esilio” e “L’esorcista”. Il testo L’ultima notte di Antonio è stato pubblicato su dramma.it e sulla rivista Il primo amore di Effigie Edizioni.

Estratti di rassegna stampa:

Recensione di Nicola Viesti (Hystrio n. 2, 2014):
[…] L’ultima notte di Antonio è l’ultima fatica drammaturgica – ma anche di regista e interprete – di Mariano Dammacco e, rispetto ai suoi lavori precedenti, svela un più tenace – e crudele – sguardo verso una contemporaneità stravolta, un presente senza speranza. Scompaiono qui gli affascinanti parallelismi con un universo mitologico che tanto hanno contraddistinto testi come Dialoghi con le piante o Assedio per far posto a un delirio ossessivo dei nostri giorni, a un implacabile, quasi insostenibile dolore che sfocia in un incubo notturno. Con il passare del tempo Dammacco sembra farsi ancora più rigoroso e poco conciliante, quasi che ciò che viviamo non possa che essere riportato in scena da una scrittura senza mediazioni. Comunque riesce a spiazzarci con un allestimento per certi versi dissonante e sorprendente, una rappresentazione dal sapore espressionista e straniante che crea mondi altri al di fuori delle parole, mentre con Serena Balivo imbastisce una specie di balletto meccanico che crea un cortocircuito tra quotidianità degradata e tracce di cultura.

Recensione di Andrea Porcheddu (L’ultima notte di Antonio tra ironia e empatia):
[…] lo spettacolo L’ultima notte di Antonio, testo vincitore del premio di drammaturgia Il Centro del Discorso 2010. Una scrittura che è flusso verbale poetico, addirittura lirico o onirico, che si alterna a momenti di feroce semplicità, d’immediata adesione alla realtà o di invettiva cruda. […] L’ultima notte di Antonio è un canto al “cocainomane”, tragica e attualissima figura del contemporaneo, è un affresco di una vita falcidiata dalla droga, che non ha, né vuole avere, connotati di denuncia o di cronaca, ma solo di umana empatia. Un quadro, quasi un racconto breve, in cui l’autore, con poche, semplici, aspre, pennellate, disegna un mondo di marginalità e amore di un rapporto di coppia – una coppia qualsiasi, come tante – segnata in modo indelebile dalla fragilità e dalla paura della vita. 

Recensione di Damiano Pignedoli (dramma.it):
[…] Un cocente magma intimo fatto risaltare e ispessito dalla correlativa amplificazione delle voci che, lungo lo spettacolo, riversano nei microfoni la drammatica poesia testuale concepita dall’autore con struggimento e nondimeno ironia. Infatti, si ride nel corso della messinscena […].[…] la Balivo – caricata di una bionda capigliatura e di un vistoso costume elegantemente démodé – dà corpo a una fibrillante marionetta dall’andatura storta e dalla fragile vibratilità nel racconto del suo amore ingenuo, ma vero, verso il caro estinto; Dammacco libera movenze sognanti e gesti di aerea levità da spirito d’altri mondi, riequilibrandoli tuttavia nell’impadronirsi carismatico e deciso della scena […] Tra esplosivi lampi nel buio del teatro e stroboscopie da delirio psichedelico, dove vortica il Big Bang di uno spettacolo che attraversa le frontiere della morte per ritrovare territori nuovi della vita. Un conturbante esodo che può rivelarsi l’oggetto di culto della prossima stagione teatrale, purché vi siano addetti e operatori lungimiranti che intendano proporlo a platee di persone vogliose ancora di stupirsi. 

Recensione di Renzo Francabandera (paneacqua.it): 
[…] Dammacco torna finalmente, dopo i successi di gioventù coincisi con la nascita dell’esperimento Kismet a Bari e alcuni anni passati in Lombardia a maturare come regista e scrittore, a sfoderare un colpo di talento che sorprende lo spettatore. Innanzitutto per il testo, una proposta coraggiosa come da tempo non si vedeva, il diario di una morte annunciata, intervallato da episodi grotteschi ispirati ad un documentarismo irridente.Eppure questo melange sporco […] arriva a piazzare un colpo sorprendente. […] il testo si veste di una parola capace di irridere nei momenti di maggior drammaticità e di far commuovere in quelli di maggior ironiaParliamo di solitudine, algida, amletica solitudine, ma con un intreccio della vicenda, un modo di prendersi sul serio il giusto, che lascia respiro, nell’ora di recita, ad un’aria teatrale fresca, che di rado si assapora.

Recensione di Roberto Canavesi (teatroteatro.it): 
[…] il tragicomico racconto che Mariano Dammacco e Serena Balivo fanno rivivere conL’ultima notte di Antonio, tassello iniziale della “Trilogia della Fine del Mondo” che vede i due bravi interpreti in un’impegnativa prova di un teatro essenzialmente di parola, ma anche fortemente agito. Cronistoria di una morte annunciata, la derniere nuit del cocainomane Antonio dove si alternano squarci poetici a sequenze di limpido e spiazzante grottesco: la solitudine come la ricerca dell’amore, il desiderio dell’altro come l’anelito alla fuga, tutte tematiche che emergono da un ascolto per il quale lo spettatore è inconsciamente chiamato ad astrarsi, ad assecondare un improvviso istinto voyeuristico che lo spinge ad uscire dalla sala per sbirciare Mariano e Serena dal buco della serratura. Il tutto grazie ad una scrittura inquietante ed a tratti spiazzante per un viaggio di sola andata nell’inferno di un’anima che non trova riparo né pace: e se Mariano Dammacco con estrema bravura disegna nell’aria movenze impalpabili fuori dal tempo e dallo spazio, un candido ed ingenuo sollievo ce lo offre la goffa e distonica andatura di Serena Balivo, umanissima creatura in un costume deformante che la trasforma in una marionetta dal robotico incedere.