mercoledì 19 marzo 2014

Cara Mamma Rai, morto un don Peppe non si fa un Padre Pio

"... Chi ha visto la Fiction (Finzione), cosa penserà di noi? E' stato estremizzato tutto, per fare audience, in negativo. Di sicuro e parlo perché lo conoscevo bene, a Don Peppino non sarebbe piaciuto, il quale era un fiume piena di genuinità e sincerità senza artifici e finte poesie: Don Peppino è inimitabile per capacità ragionativa e dialettica oltre la norma. E tu da rivombrosa volevi accingerti a ciò? Sempre tu con tutto il cast, sei per me pronto per una nuova serie della fiction di rivombrosa che ti ha lanciato: promosso! "

grazie per la riflessione a mia cugina Daniela. 

...E dunque ieri sera l'attore ha affermato cose qualunquiste apprese da una sceneggiatura altrettanto ridicola, paragonando Casal di Principe ad una qualsiasi periferia napoletana di serie Z. 
Purtroppo la casalesità è molto più complessa di quanto uno scialbo qualunquista voglia dimostrare. Per capire quella attuale o meglio quella di pochi decenni fa rimandiamo alla lettura di "Nato a Casal di Principe", libro-intervista di Amedeo Letizia con Paola Zanuttini.
La RAI ancora una volta travisa, lasciando ai casalesi un'altra occasione persa, per rivendicare la bontà della parte migliore di una società che resta comunque in buona parte corrotta ancora oggi dai poteri forti e dallo Stato che si mette la maschera dell'Anti-Stato, per fare interessi di privati! Per capire questa società, si deve leggere la sociologia, non le cretinate d'occasione, e non guardare solo all'unica fiction RAI in cui il protagonista non assomiglia minimamente al personaggio che interpreta! Quindi qui, più che suggerisco la lettura del "Cammorrista" di Giò Marrazzo, suggerisco la lettura di "Le basi morali di una società arretrata" del sociologo americano Edward C. Banfield: si capiscono tante cose da come gli Americani ci guardavano negli anni '50/'60. Ci illuso di essere un po' più tecnologici ma siamo esattamente come allora! 
....Comunque l'abbiamo seguita, questa finzione (sic), cinematograficamente pura immondizia. Una sceneggiatura superficiale e neppure epidermica, scontata, banale, ridicola, che mostra personaggi vuoti e senza anima, ma la lor vuotezza è solo cattiva scrittura e non è un effetto voluto... ovvero da spernacchiarli sonorissimamente, e arcisonoramente ancora! A questo si aggiunga  qualche furbata ogni tanto, da strappar lacrime o voltar lo stomaco! 
E ancora sull'attore, non ci stupisce che egli abbia interpretato il Turco massacratore di Armeni... ma con tanto cuore, amore, calore e candore. Oggi torna a massacrare una storia, una vita, una comunità con la sua banalità sconfinata quanto il mare, gettando  il racconto stesso nel mare della mediocrità e del pressappochismo,  tanto da non aver studiato neppure l'accento o il modo di parlare, o se l'ha fatto l'ha fatto male. 
E alla fine così come fanno i contadini del "Sabato del Villaggio" leopardiano, plaudono i villici casalesi ad un cotanto strazio e non capiscono che li si prende in giro, li si vitupera nel loro essere, li si sfotte, sfotticchia e ci si fa beffa di loro, delle loro costumanze, pateticamente presentate, e presentate come "molto minchione assai" avrebbe scritto il Gadda del pastiche. Sono villici appunto, massacrati dalla retorica e dalla antifotogenia atavica e di loro, infine, non rimane che una lacrima nella notte, che non li rappresenta neppure, se ne fa un volgo indistinto, che non ha più neppure superbe ruine, a avendole sacrificate al dio del calcestruzzo, senza alcuna modernità e senza alcuna identità. Anche il loro male da perverso diventa scocco, bofonchiante parole senza senso, non ha neppure l'estro personale della cammurria, eroica e libertaria, perché anche quella viene conformata ad un retorica della mafia e dell'antimafia insieme. 
Alla fine senza retorica e senza riva-(l)ambrosiani e  - soprattutto senza cesarelombrosismi di sorta... - si è messo in secondo ordine il protagonista, Don Peppe e la forania di Casal di Principe! 
Infine, solo alla fine mi spiego perché nella fiction hanno chiamato attori tanto preziosi, bisognava dipingere i Casalesi come i villici abitanti di Riva(L)ombrosa! Cesare Lombroso, boia della questione meridionale, è sempre lì in agguato e i cari e buoni selvaggi corrono da ogni dove a farsi studiare, volontari, la fossetta occipitale. E corrono corrono Dai solchi bagnati di servo sudor Un volgo disperso repente si desta; Intende l’orecchio, solleva la testa Percosso da novo crescente romor.....