venerdì 19 luglio 2013

Coppola, I figli di B. "a una voce per il teatro" di Piero Fabris

Figli di B: ad una Voce per il Teatro di Carlo Coppola, FALvision editore Collana Palcoscenico pagg.132 € 15.00

E’ uscito in sordina il testo di Carlo Coppola dal titolo: “Figli di B,"  FALvision editore Collana Palcoscenico pagg.132 € 15.00, ovvero un omaggio a Carmelo Bene fuori dai canoni. Un ricamo di contributi, utile per comprendere e sdoganare la figura, il personaggio, l’arte Pura di quell’anima irrequieta, sempre pronta a ribellarsi alle paludi delle Accademie Teatrali, e irriverente verso i pappagalli, afoni ripetitori di parole morte e impacchettate, Carmelo Bene lancia con forza il proprio urlo, per rispondere a bisogni di dialogo autentico con quell’interlocutore VERO, che vive il disincanto dell’esistere tra i sogni avvelenati, pietrificati come decorazione e mai decoro.
Quell’indimenticabile interprete di Caligola (di Albert Camus) ha fatto scuola di intolleranza. Al genio che disturbava i canonici della Poesia si sono rivolti in tanti, cogliendo nelle sue suggestioni il solco profondo di un’Arte che è grido di giustizia e mai ricerca del consenso di chi scrive per mestiere e con becero orgoglio.
Carmelo Bene, usando la maschera, nell’interpretazione affilata è ‘senza mezzi termini’ irriverente verso ogni provincialismo mentale, l’ipocrisia dei barboncini. E così a gran voce, immedesimandosi nei personaggi che interpreta, disperde i veli, anzi li squarcia, soffia sulle ceneri dei rami potati oramai solo ingombro sulla scena.
Il suo impeto visionario è un’eredità per i figli di B, i quali hanno saputo cogliere nella sua studiata imprevedibilità il binario di un’esigenza di schiettezza, quella che scardina, paralizza, quella capace di mostrare dei Riti Morti, la Statura reale delle misere mummie ben vestite.
Regista di se stesso, suggerisce di essere professionisti dell’uso del suono e di ogni mezzo di comunicazione per non divenire servi sciocchi. La sua creatività affila continuamente i propri mezzi in ossequio alla ricerca del trascendente e perciò è il genio disturbatore, che sempre gioca con le luci e le ombre, alunno di quel Sud Magico, aspro e nobile: capace di intagliare nella pietra alvei per l’immaginale.
 
Il libro di Carlo Coppola è tante voci per dire, nella Sola Voce di un’opera, quella beniana, che non è stata compiuta o forse non ancora capita davvero.
Carlo Coppola ha realizzato un fine componimento di eredità e insegnamenti sull’artista, affidandole a un coro vibrante, manifesto autorevole di quanti dal poliedrico Carmelo Bene hanno imparato la fedeltà all’Uomo e la coerenza.
Tra le righe di queste pagine si coglie la forza di quanti, con le proprie scelte, sono una sfida all’ipocrisia dei costumi. In un oceano di barbarie  essi sono simili all’Ulisse nel riverbero perlaceo degli inganni, quelli di certi operatori, sempre pronti a issare le vele ai venti della convenienza  tanto indigesti al maestro.