giovedì 9 maggio 2013

Così fan tutte diventa Love Boat: discusso allestimento di Livermore al Petruzzelli di Carlo Coppola

dal sito http://www.lsdmagazine.com/se-cosi-fan-tutte-diventa-love-boat-il-discusso-lallestimento-di-davide-livermore-al-petruzzelli/13779/

Così fan tutte
Mentre l’Italia piange il Divo Giulio presente sulla scena politica dal 1945, va in scena al Petruzzelli di Bari un singolare allestimento del “Così fan tutte” di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte. L’opera, per la regia di Davide Livermore, sotto la direzione d’orchestra di Roberto Abbado, colpisce per la messa in evidenza della perennità dei linguaggi che esprime. Questi, letti in chiave eterodossa -  se non del tutto eretica rispetto allo spaziotempo indicati dai suoi autori - continuano a generare splendide suggestioni e a far parlare di sè anche il contemporaeo.Sin dalla Ouverture, lo spettacolo è introdotto visivamente da una sigla digitale che fa da prologo e nella quale vengono presentati personaggi e ambienti, come in un gradevolissimo film di animazione. Una maestosa ancora che entra fendendola, nella profondità del mare, disegni di bauli e valige coi i nomi dei personaggi dell’opera, fotografie degli interpreti in costume, cartoline di paesaggi napoletani con il Porto e il Vesuvio, ed alcune cartoline della capitale partenopea con l’indicazione dell’anno 1955 e del nome della nave “Fedeltà”, ci fanno immediatamente comprendere di essere in una crociera che parte da Napoli nell’immediato dopoguerra. Per Mozart e da Ponte, la città campana era il simbolo del disordine - dialetticamente inteso - del “tutto è possibile”, dell’inganno giocoso negli assalti d’amore, che si inseriva sulla base di una florida mitilogia sostenuta nei secoli dai racconti di Boccaccio nel Decameron. Ciò generava mirabolanti intrecci, figli o fratelli, della tradizione massonica, da Della Porta in poi, in cui il Demiurgo, inteso come Mago ovvero suscitatore di immagini, la faceva da padrone. Così allo stesso modo, seppure trasfigurando, Livermore rievoca il labirinto iniziatico  verso la Conoscenza, disvelando l’idea del viaggio. 
Infatti egli sembra voler srotolare l’elica del DNA di quest’opera e mettere in scena il più classico dei Viaggi dell’Eroe, esattamente come esso si presenta negli sviluppi di tutte le narratologie mondiali. Trattandosi di Napoli, la cui tradizione crocieristica, da Achille Lauro in poi, è una realtà concreta e nota nel mondo come elemento di spicco del Made in Italy, il gioco è fatto. Qui il tema del viaggio come metafora della breve psicologia dei personaggi, viene rivelato e concretato in una chiave di lettura forse troppo diretta, a tratti, massicciamente arbitraria con sovra interpretazioni, che generano una infinita quantità di rimandi ipertestuali e interartistici. Ad esempio, superata l’ambientazione anni ‘50 con abiti, acconciature, dettagli di arredamento e altra oggettistica filologicamente riproposta - o interpretata come topos ricorrente - la cornice in cui la narrazione si dipana, diventa molto simile a quella delle più classiche puntate della fortunatissima serie Love Boat, prodotta e realizzata dal network americano ABC dal 1977 al 1986 e divenuta famosa in tutto il mondo. In quella il capitano e il suo equipaggio, infatti, si proponevano come una sorta di mediatori tra situazioni amorose di persone che, tra di loro, non si erano mai conosciute e di altre che si ritrovano in crociera al culmine dei loro problemi di coppia. Così alla fine, dopo varie peripezie, il capitano Stubing, il medico di bordo detto “Doc”, e la direttrice della crociera Julie, riuscivano a portare la felicità nei cuori, e nelle vite, dei loro passeggeri.


così fan tutteMa andiamo per gradi. Diremo innanzitutto che l’allestimento del Petruzzelli non ci convince del tutto, pur nel pieno apprezzamento di tutte le competenze messe in campo, del lavoro impeccabile delle maestranze, della notevole prestazione offerta dall’orchestra, dai cantanti e dal coro. Di primo acchito ci sentiamo di attribuire il senso di fastidio che ci pervade alle immagini proiettate sul fondale che indicano la nave in movimento. Ciò persiste ininterrottamente per le tre ore di spettacolo, anche se il paesaggio cambia. Dapprima - come si è detto - il golfo di Napoli, poi il mare aperto, quindi una personale interpretazione dei faraglioni di Capri e infine il ritorno in porto, con tanto di chiusura della cartolina animata e “saluti da Napoli”. Varie però anche le forzature la più importante delle quali, per quanto scenicamente apprezzabile, ci sembra la trasformazione di alcuni elemento musicali extradiegetici in elemento teatrale diegetico. Infatti durante la crociera a più tratti un cantante melodico - crooner - accompagnato da un piccolo complesso musicale, sembra minare, interpretandoli, alcuni dei passaggi più sentimentalmente rilevanti delle arie proste. In altri casi gli stessi protagonisti tirano fuori una radio con antenna e ballano, seguendo il ritmo, di quanto l’orchestra sta eseguendo in quel momento.


A rendere inequivocabile la bellezza di Mozart, come si è già detto ci hanno pensato i cantanti che dopo qualche leggerissima incertezza all’inizio del primo atto, hanno dimostrato una forte personalità ed un notevole spessore esecutivo, oltre che una notevole presenza e chiarezza scenica. In particolare teniamo a ricordare la prestazione di Anna Kasyan (Fiordiligi) soprano di nazionalità francese, formazione georgiana ed origine armena. Dal vastissimo repertorio, dalla musica barocca a quella contemporanea, passando per Sayat Nova (il più importante dei trovatori della tradizione armena e georgiana) la Kasyan ha una timbrica possente ed una notevolissima agilità espressiva e una fondamentale limpidità nella dizione della lingua italiana. Certamente bene possiamo dire anche di Shi Yejie (Ferrando) nato a Shanghai nel 1982, rivelazione del Rossini Opera Festival 2008 e in seguito distintosi su prestigiosi palcoscenici quali il Metropolitan Opera di New York, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Maggio Musicale Fiorentino di Firenze, Deutsche Oper di Berlino. Di questi due interpreti ci sentiamo di sottolineare lo sforzo e la precisione esecutiva costante durante tutta l’opera, oltre che una apprezzabilissima interpretazione eccellente soprattutto nelle sfumature dei due ruoli letti in parallelo.
Ugualmente la direzione proposta dal maestro Abbado appare molto convincente, soprattuto nell’imprinting coloristico da lui dato all’orchestra, in grado di domare gli eccessi della scrittura mozartiana, rendendola più vicina a sonorità del nostro contemporaneo pur nel rispetto della tradizione esecutiva del “Così fan tutte”.
Foto di Carlo Cofano