martedì 20 novembre 2012

Daniele Rustioni e Anna Kravtchenko inaugurano i Concerti d’autunno al teatro Petruzzelli


da http://www.lsdmagazine.com/anna-kravtchenko-e-daniele-rustioni-inaugurano-i-concerti-dautunno-al-petruzzelli/12406/

Daniele Rustioni

Con i “Concerti d’autunno” si chiude la stagione Sinfonica 2012 del Teatro Petruzzelli, e che qualcosa di nuovo stia accadendo lo si coglie prima dell’ingresso in sala. Tutto sembra discreto e sapiente, l’atmosfera elegante più del solito. Il piccolo formato del programma di sala sembra parlar chiaro, indirizzando verso un nuovo corso, attraverso informazioni essenziali, e non retoriche, concepito con gusto dal design Marco Sauro e stampato dalla Tipografia Romana di Capurso. In sala, tra il pubblico, oltre agli sponsor e alle consuete rappresentanze istituzionali vi è la prof.ssa Sivia Godelli, assessore al Mediterraneo, cultura, turismo della Regione Puglia, segno di un vivo incremento dei rapporti tra Fondazione e Regione, anche da un punto di vista sentimentale. L’assessore, infatti, segue con viva partecipazione, tutt’altro che formale, e scherza familiarmente con il commissario straordinario prof. Carlo Fuortes, interessandosi personalmente ai vari aspetti della composizione ed esecuzione sinfonica di cui conosce molti aspetti per antica passione musicale.
A dirigere il concerto Daniele Rustioni, milanese e non ancora trentenne, bacchetta italiana emigrata a Londra e di cui il nostro mondo italico, spesso provinciale, si inizia ad accorgere solo dopo i trionfi internazionali. Rustioni, infatti, diplomatosi in pianoforte, organo e composizione organistica, e direzione d’orchestra al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ha studiato direzione con Gilberto Serembe all’Accademia Superiore Musicale Pescarese, con Gianluigi Gelmetti all’Accademia Musicale Chigiana di Siena, e con Cohn Metters alla Royal Academy of Music di Londra. Nel suo frenetico muoversi sul podio, con una mobilità e una gestualità che ricorda i grandi della direzione d’Orchestra, unisce l’estrema agilità dei della scuola isdraeliana e il piglio rigorosissimo di Bernstein e Toscanini, altrove il ciuffo ribelle ricorda quello di Von Karajan. Questo direttore travolge e coinvolge l’orchestra in una esecuzione pressoché perfetta e conduce i professori a produrre un suono la cui qualità stupisce positivamente, considerando che dopo i recenti concorsi questa formazione è alla prime uscite e peraltro, ancora incompleta. Il ricco programma della serata, all’insegna del romanticismo maturo, ha presentato l’Ouverture del Coriolano e ilConcerto n.3 per Pianoforte e Orchestra di Ludwig van Beethoven nella prima parte, e la Sinfonia n.9 “la Grande” di Franz Schubert nella seconda. Il primo brano ha fatto riscoprire al pubblico barese l’emozione della grande composizione sinfonica del genio di Bonn, è un antipasto gustoso all’esecuzione delle Nove Sinfonie che la Fondazione Petruzzelli ha in programma per il mese di dicembre 2012. L’Ouverture, concepita come brano musicale a sé stante e non come componimento di inizio dello spettacolo teatrale del Coriolano, fu eseguita per la prima volta in concerto privato a casa del principe Lobkowitz contiene, infatti, numerosi elementi che ricordano la struttura della sinfonia. Si tratta come scrive Arrigo Quattrocchi di una “pagina beethoveniana - che - si impone per la stringata e intensa carica drammatica, sin dal Do iniziale in fortissimo, sfociante nel vigoroso accordo di tutta l’orchestra. Segue la frase ascendente degli archi, ritmicamente inquieta e spezzata in una continua alternanza fra gruppi di due crome staccate e due legate. Questo episodio caratterizzato da accenti sincopati di incisiva espressività conduce ad una melodia in Mi bemolle maggiore, affettuosamente distesa e sentimentale, a mò di implorazione della madre e della moglie sull’animo orgoglioso dell’eroe. Il discorso si sviluppa con varietà di figurazioni ritmiche e la frase melodica si affaccia nella coda, prima del ritorno al tema iniziale.”
A seguire, il Concerto n.3 per Pianoforte e Orchestra ha visto come protagonista l’ottima pianista Anna Kravtchenko, oggi italiana, ma di nata a Kharkiv in Ukraina, e di origini tedesca e georgiane come apprendiamo dalla pagina Wikipedia che la riguarda. La Kravtchenko ha saputo dialogare con l’orchestra con grande abilità sotto l’attentissima direzione di Rustioni, e una fortissima dose di originalità ha commosso gli spettatori/ascoltatori che non si volevano scattare dal suo ascolto. Ugualmente l’orchestra le ha tributato un giusto plauso, evidentissimo nel baciamano del primo violino, Pacalin Zef Pavaci. Acclamatissima dal pubblico che affollava il teatro e reduce dai successi internazionali, Anna Kravtchenko, è nota per aver inciso per la Decca sia composizioni di Chopin che di Liszt. A quest’ultimo ha dedicato, infatti, uno splendido bis, interpretandone con magico tocco la difficilissima trascrizione del “Widmung” di Robert Schuman.
La seconda parte della serata è stata invece dedicata a Schubert, nato 27 anni dopo Beethoven ma morto solo un anno dopo di lui. Schubert con questa composizione aderiva apparentemente alle regole di costruzione della forma classica del genere sinfonico, ma ne modificava poi gli equilibri. In primo luogo eliminava la netta contrapposizione fra i diversi temi della sinfonia introducendo una graduale ripetizione articolata degli stessi. La Sinfonia n. 9 in do maggiore “La grande” D. 944 rappresenta, quindi, una vera innovazione nelle ambizioni compositive schubertiane. Venne ritrovata nella sua forma completa ben undici anni dopo la morte del suo autore, da Schumann, nel 1839, ed eseguita a Lipsia sotto la direzione di Mendelssohn. Non sappiamo quasi nulla di quella prima esecuzione, ma quella diretta da Rustioni appare estenuante e particolarmente sincopata. Il direttore infligge i suoi tempi e sembra forzare la mano alla rigorosissima partitura esaltando, fin quasi allo svenimento, gli accenti drammatici e le forme liriche essenziali.
Al termine della rappresentazione il pubblico attendeva un bis che - a malincuore - non è arrivato. Al suo posto un trionfo, tributato dal pubblico barese che ha coinvolto talmente i professori dell’orchestra da indurre alcuni di loro a dimenticare l’etichetta. Infatti alcuni non hanno atteso che a cogliere gli applausi per primo fosse il primo violino e in un impeto di emotività si sono alzati in piedi.
Foto di Carlo Cofano