domenica 11 marzo 2012

Tra economie e cuore: ore decisive per il teatro Petruzzelli di Carlo Fuortes [di Carlo Coppola]


http://www.lsdmagazine.com/tra-economie-e-cuore-unora-decisiva-per-il-petruzzelli-di-bari/10086/



Gli 8 milioni e mezzo di euro di ammanco nelle casse della Fondazione Petruzzelli sono una situazione debitoria che genera grande preoccupazione ma che presa in tempo sembra recuperabile.
E’ questo il dato che emerge dalla prima importante conferenza stampa tenuta dal prof. Carlo Fuortes chiamato dal ministro Ornaghi quale commissario della Fondazione barese. In un’epoca di commissariamenti e amministrazione tecnocratica della cosa pubblica, Fuortes potrebbe essere, per il politeama Petruzzelli, l’uomo dell’ordine. Illustra per più di mezz’ora l’incresciosa situazione economica commentando, grafici, dati e tabelle, richiamando il modello dell’Auditorium Parco della Musica di Roma come modello di sano sviluppo culturale ed economico.
In quel caso i dati economici e la qualità artistica prodotta gli danno ragione ininterrottamente dal 2003 e le soluzioni da lui approntate vengono studiate nella università italiane e straniere come innovative e funzionali alle necessità della gestione e organizzazione dello spettacolo dal vivo. La prammatica di Fuortes per chi volesse saperne di più è contenuta in un volume dal titolo Capitale di Cultura edito da Donzelli nel 2008. L’interrogativo maggiore è se la grande stagione dell’economia culturale romana, di cui furono motore Gianni Borgna e il neocommissario barese, potrà però essere applicata alle infinite variabili della terra di Puglia e più in generale ai climi burlesco-arraffoni del nostro Mezzogiorno. I dati fattuali che emergono sono in definitiva pochi e suonano come slogan o punti programmatici: 1) occorre assicurare la stagione lirico sinfonica così come presentata affinché non si danneggi ulteriormente l’immagine del teatro e della fondazione Petruzzelli garantendo quindi gli abbonamenti; 2) occorre tagliare gli sprechi tornando ad assunzioni concorsuali per elevando la qualità nel rispetto delle regole imposte per legge; 3) occorre che tutti i membri della fondazione la ricapitalizzino almeno “in conto capitale” impegnandosi quindi a versare nelle casse della fondazione circa 6 milioni di euro.

Petruzzelli

Che si sia alla ricerca di un maggiore rigore, anche per far fronte alla austerità dei prossimi tempi, lo dimostrano anche gli interventi dapprima ordinati dei giornalisti baresi che tornano a premettere nome e testata prima delle loro domande, come non si vedeva da tempo in conferenza stampa. Dopo pochi minuti si torna però ad un tono qualunquistico e colloquiale abusando dello spazio e del tempo di parola. Il capo dell’ufficio stampa Monica Sbisà è costretta a redarguire alcune colleghe giornaliste, tra la meraviglia e lo sconcerto dello stesso Fuortes.
Proprio mentre il commissario iniziava a far cenno ai suoi futuri incontri con i sindacati, dal teatro si alzava il Va Pensiero, in quella che sembrava una delle più calde interpretazioni offerte dall’Orchestra e dal Coro del Teatro Petruzzelli. I professori dell’Orchestra, che come tutte le maestraenze tecniche e artistiche sono, infatti, in stato di agitazione e durante tutta la conferenza stampa hanno offerto una breve antologia di alcuni brani fondamentali della storia della musica, che possono assurgere a metafora dello spirito della lotta sindacale quali un coro dall’Atto Quarto della Carmen di Bizet, An die Freude di Ludwig van Beethoven.
Al termine della conferenza stampa ci viene consentito di entrare in platea, dove i lavoratori del Teatro sono in assemblea permanente e indossano una maglia rossa con scritta bianca “io Petruzzelli“, che promette di diventare un gadget ricercatissimo al termine dell’agitazione sindacale.
Un sindacalista arringa e incitata alla “lotta di classe” con parole antiche, memori del linguaggio della lotta in fabbrica negli anni 70. Alcuni orchestrali dalla ribalta mostrano i manifesti realizzati su ritratti del violoncellista e straordinario fotografo d’arte Misael Lacasta, anche questi recano una scritta, “prerogative sindacali presidiare i diritti dei lavoratori dello spettacolo”.
I ritratti realizzati dal maestro Lacasta sono in realtà dei nudi di pregevolissima fattura in cui ciascun orchestrale è coperto solo dal proprio strumento.
Si potrebbe a lungo discutere di ciascuna di queste opere, del loro entrinseco valore tecnico ed artistico, ma alla fine la musica prende il sopravvento. Il primo violino Paçalin Zef Pavaci - a cui più volte abbiamo suggerito di prendere in mano la bacchetta non lasciando, però, il suo sapientissimo archetto - dà brevi indicazioni all’orchestra per una commuovente esecuzione dell’Inno alla Gioia e dalla Carmen.

* La prima immagine fotografica che correda questo articolo è realizzata dal M° Misael Lacasta, la seconda è di Carlo Cofano.