venerdì 10 febbraio 2012

Nanni Moretti Re per una sera al Teatro Petruzzelli di Bari [di Carlo Coppola]



Nanni Moretti

Ecco a Bari “Concerto Moretti“. Lo spettacolo-evento, frutto di un protocollo d’intesa tra Fondazione Musica per Roma e Puglia Sounds, dopo il grande successo riscontrato all’Auditorium Parco della Musica di Roma e la grande accoglienza a Parigi nell’ambito della rassegna “Suona Italiano”, è giunto giovedì 9 febbraio al Teatro Petruzzelli di Bari. Il calore degli ammiratori ha riscaldato l’algido Nanni che meno imperturbabile e meno cinico del solito ha gigioneggiato leggendo - e male - alcuni trai più emozionanti monologhi dei suoi film!
Diremo subito che ci è sembrata una sorta di Amarcord del mestiere dello spettatore, impegnato a cercare di ricordare le emozioni ricevute durante la visione dei film di Moretti. Infatti, il Nanni nazionale non evoca ma cita, con la scientificità  di chi ripete un vecchio se stesso evoluto nel tempo ma senza troppa convinzione. Solo in alcuni passaggi è sembrato ricordarsi del senso di quello che le sue parole potevano voler significare, per sè in un determinato momento della sua vita, e magari, per il suo pubblico che in taluni monologhi un tempo si era immedesimato. Di tutto il suo repertorio ciò che Moretti porge ancora al meglio - forse perché ancora oggi tali testi sfidano la contingenza della scrittura da cui nascono - sono stati il monologo finale di Bianca e l’epilogo del Caimano. 
Il primo, il noto “monologo delle scarpe”, era la confessione di un giovane professore di matematica che in una sorta di strano giallo ammazzava i suoi amici facendo di volta in volta perdere le sue tracce. Alla fine del film, la cui trama non girava intorno agli omicidi ma solo intorno all’assassino, il professore davanti ad un Commissario di Polizia improvvisa una piccola, quanto banale, critica alla società italiana di quegli anni partendo appunto dalla moda delle scarpe femminili, e spigando che ogni modo di camminare sia in realtà indicativo di una diversa interpretazione della realtà. Al termine di questa analisi sociologica Moretti, che aveva negato l’intento critico generazionale, confessa di aver ucciso i suoi amici perché lo avevano deluso, venuti meno ad una sorta di patto umano sentiment-affettivo intragenerazionale. Eppure anche in questa nuova modalità di lettura manca qualcosa, forse è venuta meno l’arroganza saccentina che caratterizzava e rendeva empatico quel primo Moretti, che ora nel 2012, non è più interessato neppure a sembrare antipatico… non è più interessato a sembrare… non è più interessato.
…E si giunge così al secondo e ultimo testo forte della serata il Caimano, uno dei motivi per i quali molti spettatori non hanno lasciato il loro posto anzitempo avvinti da una sorta di annoiata indifferenza. Moretti, lascia per ultimo la sua interpretazione di Berlusconi dopo aver detto tutto. Dopo aver letto anche il brano della morte di sua madre tratto da un diario personale, avvenuta durante la lavorazione di Habemus Papam e che, come ogni descrizione della morte di un genitore non ha cessato di cogliere qualche lacrima e tanti applausi di ammiccante cordoglio.
Il suo “Berlusconi processato” è una sorta di temerario eroe del male più profetico che reale, la cui indisponenza è però troppo più seriosa di quella del vero caimano, che rispetto a quello morettiano sembrerebbe una sorta di spaurita bestiola da terrario, anche se per molto tempo l’italiano medio di sinistra ha temuto che quella di Moretti fosse una profezia che si autoadempie.
A rendere meno indifferente la serata ci ha pensato, però, la musica di Franco Piersanti prima e poi quella di Nicola Piovani che si è esibito al pianoforte! Si è trattato di un excursus nella evoluzione compositiva del maestro Piersanti che, se negli anni ‘70, data probabilmente la scarsità degli strumenti a disposizione, scriveva e orchestrava per compagini ridotte, alla fine degli anni ‘90 dimostrava la sua forza narrativa con temi di respiro più ampio ed orchestre più corpose, dopo aver abbandonato un minimalismo necessitante più che concettuale.
L’Orchestra della Fondazione Petruzzelli ha saputo, poi,  ben supportare il grande evento. Diretti dallo stesso Franco Piersanti, i professori d’Orchestra hanno sorretto ottimamente le peripezie che musica e parole imponevano loro, e ad un tratto uno dei professori della prima fila ha rischiato di essere colpito da una bottiglietta piena d’acqua che lo stesso Moretti a scagliato a mo’ di coup de théâtre. 
Il vero minimalismo italiano di Nicola Piovani ha entusiasmato quanti sono intervenuti alla serata. Gli spettatori infatti hanno riservato a lui e all’orchestra capitanata dal primo violino Paçalin Pavaci - ormai amatissimo dal pubblico cittadino - oltre che al nome di Silvio Orlando, gli applausi più calorosi e spontanei!