Bartolomeo Vanzetti
Una vita proletaria fu scritta nel 1923 da11'emigrante anarchico Bartolomeo Vanzetti in un carcere degli Stati Uniti d'America prima di essere ucciso - innocente - sulla sedia elettrica nel penitenziario di Charlestown la notte tra il 22 e il 23 agosto del 1927. L’autobiografia ebbe un grande successo e venne pubblicata immediatamente su venti giornali americani.
È la vita di un grande Uomo, onore e vanto dell'umanità che lotta per la libertà, la giustizia, la verità e la tolleranza. È uno straordinario documento umano e politico, nel quale un uomo, prossimo alla morte, ripercorre le tappe della propria vita senza trovarvi nulla che giustifichi l'ingiustizia che, insieme con Nicola Sacco, sta patendo: non ha mai rubato, non hai mai ucciso, anzi ha speso la propria esistenza lottando per condizioni migliori di vita per tutta l'umanità.
Ma Sacco e Vanzetti erano due emigranti, per di più anarchici e italiani. Solo per questa «colpa» furono condannati a morte e la «civile» America restò sorda a tutti gli appelli che arrivavano da ogni parte per chiedere la revisione del processo per provare l’estraneità al delitto del quale erano stati accusati e il riconoscimento dell'innocenza dei due lavoratori italiani.
Dopo cinquant'anni di ritardo, gli Stati Uniti d'America hanno riconosciuto ufficialmente l'errore giudiziario riabilitando i due anarchici, ritenuti innocenti già all'indomani del processo dai lavoratori di tutto il mondo, che si batterono con passione, rabbia e invincibile speranza per strapparli alle mani assassine del boia.
Una vita proletaria è la vita di un onesto lavoratore che sfida gli Stati Uniti d'America e li mette in ginocchio, anche se alla fine, dopo lunghi anni di lotta e di resistenza, viene ucciso. Con la loro vicenda, Sacco e Vanzetti hanno segnato una pagina indelebile nella storia degli uomini liberi e - ancora oggi - sono, in tutto il mondo, simboli imperituri della libertà e della giustizia calpestata.
Insieme al1'autobiografia di Vanzetti viene pubblicata anche la coraggiosa e avvincente arringa difensiva che lo trasforma da accusato ad accusatore. E un documento di cultura politica, proletaria e rivoluzionaria nel quale non si pente, ma accusa il potere della infame persecuzione che hanno patito solo perché anarchici e italiani. Queste, le loro uniche colpe!
Sono presenti nel libro, oltre all'arringa difensiva di Nicola Sacco, le ultime e struggenti lettere che i due martiri scrissero dal carcere ai loro compagni e ai loro familiari, dove - come in tutte le azioni della loro vita - continuano a parlare il linguaggio de11'amore, della speranza, dell'anarchia e della libertà.
Bartolomeo Vanzetti, Una vita proletaria. Prefazione di Giuseppe Galzerano, edizione, 2005, pagine 112 (con foto).

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