domenica 1 gennaio 2012

«Io voglio: un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni per ogni cuore, luce per ogni intelligenza»


Bartolomeo Vanzetti

Una vita proletaria fu scritta nel 1923 da11'emigrante anarchico Bartolomeo Vanzetti in un carcere degli Stati Uniti d'America prima di essere ucciso - innocente - sulla sedia elettrica nel penitenziario di Charlestown la notte tra il 22 e il 23 agosto del 1927. L’autobiografia ebbe un grande successo e venne pubblicata immediatamente su venti giornali americani.

È la vita di un grande Uomo, onore e vanto dell'umanità che lotta per la libertà, la giustizia, la verità e la tolleranza. È uno straordinario documento umano e politico, nel quale un uomo, prossimo alla morte, ripercorre le tappe della propria vita senza trovarvi nulla che giustifichi l'ingiustizia che, insieme con Nicola Sacco, sta patendo: non ha mai rubato, non hai mai ucciso, anzi ha speso la propria esistenza lottando per condizioni migliori di vita per tutta l'umanità. 

Ma Sacco e Vanzetti erano due emigranti, per di più anarchici e italiani. Solo per questa «colpa» furono condannati a morte e la «civile» America restò sorda a tutti gli appelli che arrivavano da ogni parte per chiedere la revisione del processo per provare l’estraneità al delitto del quale erano stati accusati e il riconoscimento dell'innocenza dei due lavoratori italiani. 

Dopo cinquant'anni di ritardo, gli Stati Uniti d'America hanno riconosciuto ufficialmente l'errore giudiziario riabilitando i due anarchici, ritenuti innocenti già all'indomani del processo dai lavoratori di tutto il mondo, che si batterono con passione, rabbia e invincibile speranza per strapparli alle mani assassine del boia. 

Una vita proletaria è la vita di un onesto lavoratore che sfida gli Stati Uniti d'America e li mette in ginocchio, anche se alla fine, dopo lunghi anni di lotta e di resistenza, viene ucciso. Con la loro vicenda, Sacco e Vanzetti hanno segnato una pagina indelebile nella storia degli uomini liberi e - ancora oggi - sono, in tutto il mondo, simboli imperituri della libertà e della giustizia calpestata. 

Insieme al1'autobiografia di Vanzetti viene pubblicata anche la coraggiosa e avvincente arringa difensiva che lo trasforma da accusato ad accusatore. E un documento di cultura politica, proletaria e rivoluzionaria nel quale non si pente, ma accusa il potere della infame persecuzione che hanno patito solo perché anarchici e italiani. Queste, le loro uniche colpe! 

Sono presenti nel libro, oltre all'arringa difensiva di Nicola Sacco, le ultime e struggenti lettere che i due martiri scrissero dal carcere ai loro compagni e ai loro familiari, dove - come in tutte le azioni della loro vita - continuano a parlare il linguaggio de11'amore, della speranza, dell'anarchia e della libertà. 

Bartolomeo Vanzetti, Una vita proletaria. Prefazione di Giuseppe Galzerano, edizione, 2005, pagine 112 (con foto).