sabato 5 novembre 2011

Ricordando Damiano Russo [di Carlo Coppola]


Sono passati quasi dieci giorni da quando Damiano Russo ci ha lasciati. Damiano, 28 attore barese, io non lo conoscevo un granché, ero stato per un po' di tempo compagno di corso teatrale di sua sorella Luciana, che si affacciava al teatro nello stesso periodo in cui mi affacciavo io al CUTAMC, il centro interdipartimentale per il teatro, le arti visive la musica e il cinema dell'Università di Bari.
 Luciana era una buona amica una persona intelligente che ci partecipava la sua gioi, già allora, per i successi di quel suo amato fratellino che si affacciava al mondo del Cinema prima in uno sfortunato film su Federico II, Io non ho la testa di Michele Lanubile (uomo colto e regista di talento triturato nelle maglie di un mondo, quello dello spettacolo, dalle dinamiche compromissorie e quasi mai meritocratiche) con Franco Blasi e Robert McNeer, Io non ho la testa.
 Nel periodo della mia amicizia con Luciana, infatti, Damiano girava il film che lo consacrò come giovane talento e promessa del cinema italiano, Tutto l'amore che c'è di Sergio Rubini un film per il quale tutti noi amanti dell'arti, qualsiasi arte anche quella meno esistente ed autoreferenziale, abbiamo fatto il privino almeno una volta, cercando di non farci riconoscere dalla casting, che si presentava ai nostri occhi come un cerbero alle soglie di un fantomatico Valalla.
Di quel gruppo di amici l'unica a passare il provino fu Oriana C., la cui scena più memorabile nel film fu una pia masturbazione ad uso di Pierluigi F. che conobbi anni dopo. Al funerale di Damiano c'ero anche io per affetto nei confronti di quell'antica amica, arrivato in chiesa mi reso conto che lì non c'era né Damiano e forse neppure Dio, che se ne stava nascosto e guardava la fiera delle vanità. Un funerale spettacolo, un evento mondano per troppa gente.
L'ultima volta che avevo incontrato Damiano, al Bifest, a gennaio, parlando di comuni conoscenti mi aveva raccontato di alcuni che quando lo incontravano in aeroporto facevano finta di non vederlo, che non lo salutavano da anni! Proprio quelli consumavano il selciato davanti alla chiesa gremita durante i funerali di Damiano, facendo tutt'altro che essere lì, avendo trasformato le sue esequie in una meschina occasione di vedetta e di incontro, baci e abbracci pacche sulle spalle, e men che finto cordoglio.
Ora Damiano riposa nel Valalla e canta le lodi dell'Altissimo a dispetto dell'ipocrisia del mondo. Ci mancherà non incontrarlo per strada, non vederne il suo sorriso gioioso e disteso, non sentirne le parole gentili, sempre una positiva e personale per ciascuno che conosceva, anche di sfuggita.

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Ciao Damiano, mi conforta solo pensarti nell'Altrove, a recitare tra i grandi, nel Paradiso degli Artisti! Mi conforta pensare che "hon oi theoi philusin apothnēskei neos" come diceva un noto commediografo dell'antichità! o come ripete Leopardi "muor giovane colui ch’al cielo è caro". Damiane, ave atque vale!

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Come ha scritto un noto regista "La tua gentilezza, la tua onestà intellettuale, la tua professionalità che racconta chi ha avuto la fortuna di lavorare con te mancheranno molto al cinema italiano" e a tutti noi!