domenica 13 novembre 2011

Dal Contemporaneo al neo-Gotico: ultima impresa 2011 della Sinfonica del Petruzzelli [di Carlo Coppola]

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Filippo Lattanzi John Neschling

Due esecuzioni straordinarie e quasi antitetiche hanno concluso, sabato 12 novembre, la Stagione Sinfonica 2011 del Teatro Petruzzelli!
Una voce esterna ha annunciato che la Fondazione Petruzzelli, il direttore Neschling, il solista e i professori d’Orchestra dedicano la serata alla jazzista pugliese Daniela D’Ercole, morta negli Stati Uniti in un incidente automobilistico.
Il maestro Filippo Lattanzi ha presentato ilConcierto Candela per percussioni e orchestradella compositrice messicana Gabriela Ortiz. Nel momento in cui Lattanzi prende tra le due bacchette e si trasforma in un idolo incaico il pubblico barese ancora teso quando si parla di novità musicali, resta sospeso in un irreale silenzio. Si palpa la tensione, tutti, sono col fiato sospeso. Lattanzi va sulla marimba, il suo strumento preferito, e le conferisce una voce inedita che a nostra memoria non le abbiamo mai sentito emettere. La tecnica è sopraffina, lo intuirebbe anche un profano. Il maestro è sicuro di sé e del suo strumento e dimostra di poter a far suonare qualunque corpo solido con la voce di Montserrat Caballe. Un entusiasmo dopo l’altro. Impugnatura Howard Stevens dà i suoi frutti anche all’estetica dello sguardo, quando il maestro vola e galleggia sullo strumento come un atleta, tra forza e incanto. Questo sistema di impugnatura - apprendiamo - è un adattamento della presa Musser e consente una grande apertura delle bacchette rispetto alle altre prese; con la mano tenuta in posizione verticale le bacchette raggiungono un’apertura orizzontale di circa 110-120°. Inoltre è possibile una notevole velocità nei cambi di intervallo. Il fatto che le bacchette non siano incrociate nella mano e non si tocchino fa sì che esse svolgano un ruolo indipendente. Per ottenere intervalli ampi la tecnica Stevens utilizza bacchette con manici di legno più lunghi di quelli normali e quindi non flessibili come quelli di giunco o malacca.
Fino a pochi giorni fa l’unica Ortiz di cui avevamo notizia era Letizia Ortiz, moglie dell’Infante di Spagna Felipe de Bourbon. Oggi, invece, l’entusiasmo ci spinge a ricercarne altre composizioni. In questa opera, divisa in tre movimenti, gli strumenti latino americani la fanno da padrone, raccontando mondi esotici lontani, la virilità della foresta pluviale, la ferocia dei sacrifici umani al Dio Sole il cui sangue estratto ancora caldo veniva raccolto in cofanetti di legno. Anche essi andavano poi suonati. Il Teponaztli era fatto con duri tronchi di legno cavi, spesso bruciacchiati. Come molti tamburi ad incisione, il teponaztli, aveva tre fessure sulla parte superiore a forma di “H”. Le lingue che si formavano venivano colpite con palle di gomma su mazze fatte con corna di cervo.
Filippo Lattanzi John NeschlingDato che le lingue sono di lunghezza diversa, o scolpite con diverse profondità, il teponaztli produce due diversi suoni, solitamente con una terza e una quarta tra loro. Il risultato accompagnato da tamburi, grancasse e altre percussioni in ensemble conferisce una miscela esplosiva al suono. Così lo spettatore può vedere una battuta di caccia, un sacrificio umano, o l’arrivo dei conquistatori europei che con il loro profondo carico di avidità hanno distrutto le civiltà autoctone rendendole molto genericamente tutte pre-colombiane, annientandone usi e costumi e facendo dei loro suoni un belletto per antropologi e amanti degli esotismi.
La seconda parte della serata vede ancora una volta l’Orchestra della Fondazione Petruzzelli a livelli altissimi. Un mese intenso di grandi esecuzioni da Wagner a Beethoven, Rachmaninov, Brahms, passando per un viaggio negli Stati Uniti, non sembrano aver scalfito la tempra dei professori d’Orchestra, “capitanati” dal primo violino Paçalin Pavaci - di cui il nostro giornale presenterà presto il resoconto di un incontro personale -. Anton Bruckner era un orfano, internato nel convento viennese di San Florian di cui divenne organista. Non faceva parte del bel mondo austriaco, non era un intellettuale paludato e poco capiva del mondo a lui contemporaneo, era un mistico, ma non per scelta. Il padre era stato maestro elementare pur avendo nel cognome qualcosa che ricordava il lavoro di campagna, la ruralità non faticosa né patetica, ma solo il divenire dei giorni, magari stanco, magari noioso e senza alcuna vera tensione al progresso. Lasciato dalla madre a San Florian il piccolo Anton studia e si perfeziona, ma il suo animo è ancora quasso, e questa spossatezza la si può leggere assolutamente nelle sue sinfonie. Quella diretta da John Neschling è la Sinfonia n.4 in mi maggiore “Romantica”, nella seconda versione quella del 1880. Gli anni sono molto importanti. Nel 1874 ne aveva già composta una prima versione poi rifiutata e riscritta. Sul finire del 1880Bruckner cambiò il finale alla versione del 1878. Era ossessionato dal voler aderire alla musica tedesca del suo tempo non tanto nelle forme quanto nei contenuti. Lohengrin e Siegfried di Wagner lo ossessionavano e sembravano consumarlo dall’interno, in una sorta di in e out, ad intermittenza. A queste ossessioni dà voce un ottimo direttore d’Orchestra che in pochi giorni di prove ha potuto apprezzare e far crescere l’intera compagine barese. La “fabbrica di tendinite” - come lo stesso direttore la definisce - è stata domata, i tanti tremuli eseguiti con grande perizia sono stati esaltati producendo un calore ed una completezza di suono che si è potuta distinguere con esattezza dalla prima fila al loggione. Il corno di Martina Repetto ha aperto leggero e lontano con una voce antica e sapienziale, gli archi hanno combattuto una sintesi speculare ed estrema di tutte le battaglie Wagneriane, gli altri ottoni hanno incitato alla follia, il timpanista ha definito l’energia zen sottesa nelle battute di Bruckner. Su tutti, il direttore d’Orchestra ha diretto vestito in modo quasi informale di un abito scuro, senza bacchetta.
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