mercoledì 9 novembre 2011

Il trionfo di Benedetto Lupo e Boris Brott tra Rachmaninov, Ligeti e Brahms di Carlo Coppola


Benedetto Lupo e Boris Brott


Boris Brott, direttore d’Orchestra - si è più volte detto - è bacchetta di sicura esperienza, grande motivatore, ma soprattutto un spirito da Sturm und Drang, tempesta e assalto. Il suo sentire gli permette di infondere a ciò che dirige una primigenia e sorgiva passione romantica, anche dove la partitura non lo impone. E’ forse per questo che le sue direzioni generano sogni compiuti e indefettibili nell’animo dell’ascoltatore che a teatro guarda quest’uomo compiere gesti chiari, ampli, distribuire sguardi di incoraggiamento compunto ai suoi orchestrali. Lunedì 7 novembre ha diretto, per il penultimo appuntamento della stagione sinfonica del Teatro Petruzzelli, un evento un triplice evento d’eccezione. Rachmaninov, Rapsodia sopra un tema di Paganini per Pianoforte e Orchestra in la minore Op 43, turba l’animo per solennità e ampiezza contenutistica. 

Il pubblico che affollava il teatro, numeroso ed esperto, ha gustato in apnea le danza forsennata delle maniBenedetto Lupo, pianista barese, vanto della sua terra e ambasciatore in tutto il mondo del buon fare ancora presente - checché se dica - nel nostro Mezzogiorno. La sua interpretazione è stata titanica non solo quanto a sforzo fisico e intellettuale ma soprattutto nella miniera di proporre una scrittura complessa per eccellenza, fra quelle del tecnicissimo maestro russo. Al termine dell’impresa - tale possiamo definirla - il pubblico barese non voleva più staccarsi dal suo nuovo beniamino, di cui fragorosamente più di quattro volte è stato richiamato il ritorno in scena. Dopo circa 25 minuti di applausi ininterrotti, Lupo ha finalmente concesso, assieme all’Orchestra prima e da solo poi, due bis, perché anche dopo il secondo non lo si voleva più lasciare andare.
Un vero successo, dunque, ed un’altra freccia ottimamente scoccata dall’arco di Giandomenico Vaccari, sovrintendente del sempre più affermato ritorno del Teatro Petruzzelli. Un noto quotidiano francese suggerisce, non a caso, per le vacanze brevi in Europa, quattro città. Tre sono capitali storiche, la quarta a sorpresa è Bari. La principale motivazione indicata è la programmazione lirico sinfonica del nostro teatro Petruzzelli. Che sia questo un dato di fatto si può evincere anche dalla qualità delle cosiddette scelte minori come all’apparenza sembra essere quella del Concert Românesc per orchestra di Geörgy Ligeti. Prima dell’esecuzione il maestro Brott, spende qualche parola, rivolgendosi al pubblico con un “Tu” simpaticissimo, che di primo acchito potrebbe sembrare esemplato sull’uso inglese, ma che invita lo spettatore/ascoltatore ad sentirsi chiamato in causa personalmente, con le proprie attitudini all’ascolto. Ligeti è autore duro, sperimentale, innovatore, talvolta fastidiante nelle sue troppe dissonanze, ma in questo concerto, scritto a poco meno di trent’anni, il maestro magiaro si riallaccia a tutta la tradizione tardo romantica e alle ricerche di antropologia musicale di Bela Bartok.

Benedetto Lupo e Boris BrottIn questo lavoro, su cui per circa un ventennio gravò la censura comunista, pare a causa di un accordo in Fa nel quale era contenuto un Fa bemolle, Ligeti dà una straordinaria prova di ascolto. Il suo panorama sonoro, infatti, spazia con una sensibilità assai realistica fra i boschi e i sentieri dei Carpazi, incontrando fantasmi di Zingari sui loro tipici carri, di Ebrei incolpevoli di un destino, tragedia d’Europa, da poco consumato. In quattro movimenti, dunque, sta l’affresco di una realtà che non c’è più e sulla quale è piombata la Guardia di Ferro di Codreanu prima e il comunismo più cieco poi. Dell’ultimo movimento è protagonista Paçalin Pavaci virtuoso violinista di origini albanesi, ormai amatissimo dal pubblico barese per la generosità delle sue interpretazioni e per il suo rigore esecutivo.
Ultima parte del concerto è dedicata alla Sinfonia n.4 in mi minore op.98 di Johannes Brahms. Quest’opera raffinata e definitiva, e la sua direzione offerta da Boris Brott meriterebbero ben più spazio che un breve articolo di cronaca. Diremo subito che non si è trattato di una esecuzione consueta per la dedizione e l’impegno profuso dall’Orchestra, che pur essendo di norma di altissimo livello, lunedì sera ha davvero dimostrato di essere in serata di grazia. Se Rachmaninov ha sancito il trionfo di benedetto Lupo e Ligeti è stato ascoltato con sospetto dallo spocchioso pubblico cittadino che aspettava la bruttura, lo sbrodeghezzoper storcere il naso, Brams ha sancito il trionfo dell’orchestra in una serata magica. La sessione degli archi ha insistito anche i più piccoli respiri della partitura eseguendoli con scrupolo e diligenza. I fiati hanno saputo esplicitare le tematiche tardo romantiche con perizia e puntualità. Le percussioni hanno sottolineato i fragori dell’animo romantico.
Al centro lui Boris Brott, il direttore ideale di questo magnifico idillio.