domenica 6 marzo 2011

Franz Kafka è morto

da LA STORIA DELL'AMORE di Nicole Krauss

"È morto su un albero da cui non voleva più scendere. «Scendi!» gli gridavano. «Scendi! Scendi!». Il silenzio riempiva la notte e la notte riempiva il silenzio, mentre aspettavano che Kafka parlasse. «Non posso» rispose lui infine con una nota di malinconia. «Perché?» gli gridarono. Le stelle punteggiavano il cielo nero. «Perché se scenderò smetterete di volermi.» Gli uomini sussurrarono e annuirono fra loro. 
Si abbracciarono e accarezzarono il capo ai loro figli. Si tolsero i cappelli e li sollevarono verso l’uomo piccolo e malaticcio, dalle orecchie che lo facevano sembrare uno strano animale, vestito del suo abito di velluto nero, seduto sull’albero scuro. Poi si voltarono e si avvicinarono verso casa sotto un cielo di foglie. I bambini, portati sulle spalle dai loro padri, erano assonnati dopo essere arrivati fin lì per vedere l’uomo che scriveva i suoi libri su pezzi di corteccia strappati dall’albero da cui si rifiutava di scendere. Con la sua scrittura delicata, meravigliosa, illeggibile. E ammiravano quei libri, e ammiravano la sua volontà e il suo coraggio. Dopotutto, chi non desidera fare della propria solitudine uno spettacolo? 

Una dopo l’altra, le famiglie se ne andarono salutandosi con una stretta di mano, grate d’un tratto della compagnia dei vicini. Si chiusero le porte delle loro tiepide case. Si accesero candele alle finestre, Lontano, nel suo rifugio tra gli alberi, Kafka ascoltava tutto: il fruscio degli abiti lasciati cadere a terra, delle labbra che tremavano sulle spalle nude, dei letti che scricchiolavano sotto il peso della tenerezza. Tutto si raccoglieva nelle delicate conchiglie appuntite delle sue orecchie e rotolava come le palline del bigliardino attraverso il grande teatro della sua mente.
    Quella notte soffiava un vento gelido. Quando i bambini si risvegliarono andarono alla finestra e trovarono il mondo incastonato nel ghiaccio. Una bambina, la più piccola, gridò di gioia, e il suo grido spezzò il silenzio e fece esplodere il ghiaccio che racchiudeva una quercia gigante. Il mondo risplendeva.
    Lo trovarono congelato a terra come un uccello. Si dice che quando appoggiarono le orecchie alla conchiglia del suo orecchio, sentirono se stessi".