sabato 9 gennaio 2010

Carme 5 [di Catullo]



Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum seueriorum
omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit breuis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus inuidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.


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Viviamo mia Lesbia e amiamo, e ogni mormorio dei perfidi vecchi
abbia per noi il peso della più vile moneta.

I soli possono tramontare e ritornare;

noi, una volta che la breve luce è tramontata,
dobbiamo dormire un’unica notte eterna.
Dammi mille baci, e quindi cento,
poi dammene altri mille e altri cento ancora.
E quando ne avremo a migliaia li confonderemo, per non sapere, perché nessuno getti il malocchio invidioso per un così alto numero di baci.

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l carme si articola in quattro momenti fondamentali:
1. Un grido della felicità sembra colmare la vita (vv.1-3).
2. Il turbamento che viene dalla presa di coscienza della sua caducità (vv. 4-6).
3. L’ebbrezza furiosa dei baci (vv. 7-9).
4. L'espediente di mescolarli e perderne il conto per allontanare gli influssi maligni degli invidiosi (vv. 10-13).