domenica 6 dicembre 2009

Le streghe di Pistoia

Un senso di schifo e di vergogna ci pervade oggi nei confronti di quelle donne che qualcuno si ostina a chiama ignominiosamente le "maestre d'asilo di Pistoia", e con loro contro tutte quelle streghe che approfittando del loro ruolo di educatore osano interferire tanto vigliaccamente nei confronti dei piccoli.
La cosa è grave e da più parti in Italia questo accade, e la reintroduzione della maestra elementare unica non fa che sottoporre i più piccoli a rischio di finire sotto le grinfie di persone indegne umanamente e moralmente del ruolo che occupano.
"Homo Homini Lupus" è un fatto vero, su cui riflettere e sul quale la storia della filosofia ha scritto e riflettuto, ma "Homo pueri Lupus" è schifoso.
Per certe persone occorrerebbe la massima pena, non prevista dai codici e negata dalla nostra Costituzione Italiana.
Ma la madre dei cretini è sempre in cinta, e quindi assistiamo anche a intenzioni di giustizia sommaria e si moltiplicano anche le minacce alle due aguzzine da parte di chi cavalcherebbe qualsiasi vicenda per fomentare una violenza privatissima e maniaca quanto quella delle due streghe.
Così leggiamo su www.newnotizie.it un interessante articolo di Giorgio Piccitto:
“Se qualche genitore di quei bambini legge questo messaggio è autorizzato a chiamarmi. Lascio lavoro e famiglia, vengo lì e le faccio a pezzi”. Segue nome e recapito telefonico. E’ questo il tenore di uno dei tantissimi messaggi che sono comparsi su Facebook nei gruppi nati dopo l’arresto di Anna Scudieri e Elena Pesce, titolare e maestra dell’asilo Cip Ciop di Pistoia, accusate di maltrattamenti nei confronti dei bambini affidati loro.
La terribile vicenda non ha lasciato indifferente il grande popolo della Rete, e subito dopo l’arresto si sono moltiplicati i gruppi di condanna nei confronti delle due donne: sui maggiori social network, Facebook in primis, sono comparsi messaggi di solidarietà ai bambini vittima dei maltrattamenti e alle loro famiglie, propositi di organizzare fiaccolate e manifestazioni davanti al carcere di Sollicciano, dove le donne si trovano recluse.
Ma c’è anche chi, purtroppo, ha utlizzato toni ben più accesi, e accanto alla solidarietà si leggono tante minacce. Così c’è chi incita al linciaggio, chi alla mutilazione o alla lapidazione, chi fa appello alle detenute del carcere di Sollicciano affinchè riservino un trattamento adeguate alle due colpevoli di tale infamia. Alcuni utenti si danno appuntamento di fronte alla casa delle due donne, altri invitano i genitori a farsi giustizia da soli.
Anche i nomi dei neonati gruppi lasciano poso spazio all’immaginazione : tre di loro inneggiano all’ergastolo e alla pena di morte, e c’è chi suggerisce come pena alternativa: “Lasciatele un pomeriggio ai componenti di questo gruppo”.