martedì 24 novembre 2009

A margine di Bluesman [di Efraim Medina]

dalla pagina ufficiale di Efraim Medina su facebook

Nella cosiddetta realtà, quella cui ci attacchiamo in maniera morbosa, anche i fatti possono giustapporsi, è solo che facciamo una lettura funzionale e intendiamo l'errore come un qualcosa da segregare, negare, giudicare, evitare, soffrire e condannare.
L'errore non è una cifra in rosso o non dovrebbe esserlo, l'errore è oggettivo.
Così l'infedeltà e il consumo di cocaina sono visti come azioni peccaminose o riprovevoli, almeno su un piano generale, pratico e "legale" della realtà.
Ma nella singolarità dei fatti l'individuo avrebbe la sua risposta e sicuramente ragioni inconfutabili per giustificare le sue azioni.
Ma giustificare equivale a stimare la colpa, a riconoscere o riaffermare l'errore.
Giustificarsi è un'enfasi, un atto-riflesso, parte dell'allenamento funzionale giacché la realtà è meglio di niente, un tipo di religione, anche una droga con troppi tossicodipendenti.
Quale sarà la risposta?