sabato 7 novembre 2009

il Delitto di Cocquio Trevisago [da C. E. Gadda]

Vorrei riproporre una pagina meravigliosa di Carlo Emilio Gadda tratta da "Quer Pasticciaccio brutto de via Merulana" a dire il vero si tratta di un collage:

La “colluttazione” se pure era da credervi, doveva essere stata nient’altro che un misero conato, da parte della vittima, uno sguardo atterrito e subitamente implorante, l’abbozzo di un gesto: una mano levata appena, bianca, a stornare l’orrore, a tentar di stringere il polso villoso...
Una cerea mano si allentava, ricadeva… quando Liliana aveva già il cortello dentro il respiro, che le lacerava, le straziava la trachea: e il sangue, a tirà er fiato, le annava giù ner polmone: e il fiato le gorgogliava fuora in quella tosse, in quello strazio, da paré tante bolle de sapone rosse: e la carotide, la jugulare, buttaveno come due pompe de pozzo, lùf lùf, a mezzo metro de distanza. Non aveva potuto, non aveva osato afferrare il tagliente, o fermare la determinazione del carnefice. Si era conceduta al carnefice.
La mano implacabile e nera dell’omicida, la sinistra, che già le adunghiava il volto e le arrovesciava il capo a ottener la gola più libera, interamente nuda e indifesa contro il balenare d’una lama: che la destra aveva già estratto a voler ferire, ad uccidere.

Un colpo ancora: gli occhi! Della belva infinita. La insospettata ferocia delle cose...le si rivelava d’un subito. E vedeva quegli occhi, non più d’uomo, sulla piaga: ch’era ancora da lavorare. e si sentiva il sangue, nella bocca, ma lo spasimo le toglieva il senso, annichilava la memoria, la vita.
Ancora sangue: delle trecce palesi ne lo sciacquatore de cucina: diluito, da parer quello d’una rana: e molte gocce scarlatte, o già nere, sur pavimento, rotonde e radiate come fa il sangue a lassallo gocciolà per terra: come sezioni d’asteroidi. Il dolce pallore del di lei volto, così bianco nei sogni opalini della sera, aveva ceduto per modulazioni funebri a un tono cianotico, di stanca pervinca: quasicché l’odio e l’ingiuria fossero stato troppo acerbi al conoscere, al tenero fiore della persona e dell’anima.
Le mani, bianchissime, con quelle tenere unghie, color pervinca, ora, non presentavano tagli: non aveva potuto, non aveva osato afferrare il tagliente, o fermare la determinazione del carnefice.
L’incaricato dell’ufficio criminologico escluse il rasoio, che dà tagli più netti, ma più superficiali, così opinò,e,in genere, multipli: non potendo venir adibito di punta, né con tanta violenza. Violenza? Si, la ferita era profondissima, orribile: aveva resecato metà il collo, a momenti.