sabato 31 ottobre 2009

Paura di Volare [di Anna Terio]

Paura di volare. Personalmente, ho davvero paura di volare.Ogni volta che prendo un aereo devo fare i conti col fatto che il tragitto – breve o lungo che sia – mi procurerà uno scompenso fisico ed emotivo notevole. So bene che esistono milioni e milioni di altri individui a farmi compagnia in questo terrore: basta googlare “paura di volare”, e constatare quanti gruppi di supporto esistano.
Eppure neanche il sentirmi meno sola aiuta minimamente. Boarding pass e documento in mano. Non sono scaramantica, non ho posti preferiti in cui sedermi, nè fobia della prima o della seconda metà dei sedili, o dei posti centrali (la famosa storia ‘e se l’aereo si spezza’ etc..), o dei posti accanto al finestrino.
Il decollo. E’ il momento peggiore. Se potessi ogni volta fermare l’aereomobile in corsa lo farei, gli impedirei di staccarsi dalla pista. Vengo invasa e posseduta da un senso di non-controllo paralizzante. Tengo gli occhi chiusi, cerco di rilassarmi respirando, con la testa appoggiata, il corpo dritto e per quanto riesco non rigido, ma il mio stomaco si contorce come mai accade durante la vita quotidiana. Mi viene una sorta di risolino isterico. Comincio a domandarmi se non era meglio restare a casa, perché viaggiare, perché dar retta alla curiosità, perché mai rischiare così la vita, io che come tutti sono fatta per cam-mi-na-re, magari correre, ma piedi al suolo, passo dopo passo.
In volo. Ogni lucetta, rumore, suono, bip, ronzio, ogni passo un po’ più svelto lungo il corridoio, tutto mi appare allarmante. Tutto mi procura tachicardia. In qualsiasi espressione delle hostess o degli stewards mi sembra di cogliere agitazione o preoccupazione. E se sorridono plastici e formali sono certa lo facciano in realtà per mascherare professionalmente chissà quale codice rosso. Guardare film, leggere, mangiare o bere, sono tutte cose che riesco a fare ma solo senza una vera partecipazione: sono attività che impegnano solo lo strato superficiale del mio cervello o del mio corpo. Tutto il tempo non dimentico mai che sto volando. Non smetto mai di immaginare catastrofi. In caso di turbolenze, sono in vera crisi di panico. Arrivo a pregare, giuro, a dire tutte le preghiere che ricordo, o a dare del tu a Dio facendogli promesse su promesse.
L’atterraggio. Non importa quanto brusco sia il “tocco”: il sollievo che sento e la liberazione che provo nel ritrovare la terra non sono descrivibili, né paragonabili a nulla. Non ho paura di quella velocità finale pur rumorosissima, e neppure della frenata, perché ormai mi sento salva.
La verità è che secondo me, tutti hanno paura di volare. Semplicemente, perché l’uomo non è fatto per volare! Non è costruito per quello, non so se mi spiego, né fisicamente né tantomeno emotivamente. Io odio i disinvolti del vuoto perché secondo me fingono. Preferisco chi ripassa a memoria tutte le istruzioni d’emergenza prima di partire, a chi continua a leggere il suo quotidiano sbirciando ad ogni cambio pagina la hostess che fa la dimostrazione. C’è che dissimula meglio, o chi magari vola talmente spesso da aver familiarizzato con quel tipo di timore, ma davvero non credo che del timore stesso ci si possa sbarazzare del tutto. Non c’è Mille Miglia che tenga, insomma. Finti temerari dell’alta quota, siete stati smascherati.