giovedì 8 ottobre 2009

Il cielo capovolto [di Roberto Vecchioni]



(ultimo canto di Saffo)


Che ne sarà di me e di te
che ne sarà di noi?
L’orlo del tuo vestito,
un’unghia di un tuo dito,
l’ora che te ne vai...
che ne sarà domani, dopodomani
e poi per sempre?
Mi tremerà la mano,
passandola sul seno,
cifra degli anni miei...
A chi darai la bocca, il fiato,
le piccole ferite,
gli occhi che fanno festa,
la musica che resta
e che non canterai?
E dove guarderò la notte,
seppellita nel mare?
Mi sentirò morire
dovendo immaginare
con chi sei...
Gli uomini son come il mare
l’azzurro capovolto
che riflette il cielo;
sognano di navigare
ma non è vero.
scrivimi da un altro amore,
e per le lacrime che avrai negli occhi chiusi,
guardami: ti lascio un fiore
d’immaginari sorrisi. Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
Vorrei essere l’ombra,
l’ombra di chi ti guarda
e si addormenta in te;
da piccola ho sognato un uomo
che mi portava via,
e in quest’isola stretta
lo sognai così in fretta
che era passato già!
Avrei voluto avere grandi mani,
mani da soldato:
stringerti così forte
da sfiorare la morte
e poi tornare qui;
avrei voluto far l’amore
come farebbe un uomo,
ma con la tenerezza,
l’incerta timidezza
che abbiamo solo noi... gli uomini, continua attesa,
e disperata rabbia di copiare il cielo;
rompere qualunque cosa,
se non è loro!
Scrivimi da un altro amore:
le tue parole
sembreranno nella sera
come l’ultimo bacio
dalla tua bocca leggera.