sabato 5 settembre 2009

Duetto [di Carlo Coppola]

- Non si può dire che non abbiamo cose in comune - disse lui accigliato e incazzato.
- Ma non ne abbiamo abbastanza perchè io ti possa amare come tu vorresti essere amato. - lei lo freddò subito. Gli mise la sordina al cuore. Lui salì sull'autobus ancora una volta e scomparve nella notte. Era il gelo della primavera che incombeva a fargli male a tagliare l'anima.
Lei restò di ghiaccio. Non poteva essere Anna Karenina, e nemmeno Sonecka. Era un'entità astratta, un pensiero malcelato, un racconto senza un lieto fine. Conteneva in sé coordinate francesi e portoghesi di drammi letterari in agguato. Era concreta come un desiderio kafkiano, la lama affilata per una ennesima shechità le cui carni considerate impure, alla fine sarebbero finite nella gehenna. E tutto quel sacrificio quel contorcersi di membra e tendini e fibre a cosa sarebbe servito? Chi ne avrebbe tratto vantaggio? Nessuno tranne l'agnello. Perchè sta scritto: "In media nos sui parte constituit et circumspectum omnium nobis dedit; nec erexit tantummodo hominem, sed etiam, habilem contemplationi factura, ut ab ortu sidera in occasum labentia prosequi posset et vultum suum circumferre cum toto, sublime fecit illi caput et collo flexili inposuit; deinde sena per diem, sena per noctem signa perducens nullam non partem sui explicuit, ut per haec quae obtulerat oculis eius, cupiditatem faceret etiam ceterorum."