domenica 14 dicembre 2008

Venerdi 12 dicembre Agnese Moro a Bitritto

Agnese Moro è una donna coraggiosa e parla di sé del suo amore per lo Stato e le istituzioni della Repubblica che lei ritiene sacre.


Agnese Moro non fa polemica non fa nomi di chi nel maggio 1978 lasciò morire suo padre.
Agnese Moro ascolta le testimonianze di chi conobbe suo Aldo Moro, di chi lo sentì parlare, di chi gli portò i fiori nel giorno dell'inaugurazione della scuola elementare di Bitritto.
Agnese Moro ha una faccia simpatica, una parola di ringraziamento per tutti. Il suo dolore dura da 30 anni è logico che sia così. Quando tuo padre che ha amato lo Stato, che è stato padre Costituente, uomo della democrazia viene abbandonato da tutti allora non rimane che far fede in Dio ancora più fortemente con maggiore amore. Agnese Moro parla e risponde alle domande dei più piccoli con semplicità, interloquisce con gli adulti che non le risparmiano qualche scabrosità che quasi si spingerebbe - si sente nell'aria - a domandarle chi ha ucciso suo padre. Anche lei lo sa lo sappiamo tutti che vorremmo saperlo, ma tutti sappiamo chi ha ucciso Aldo Moro, Vittorio Bachelet, il commissario Calabresi, chi ha messo le bombe, sapere i nomi non ci aiuta a lenire il dolore, ma solo a colmare una curiosità, un pettegolezzo, a vendere più giornali. Ogni volta che una strage di stato si è compiuta è stato lo Stato ad esere punito, ferito, umiliato.
Il corpo del singolo, di carne e sangue, è andato a costituire il corpo dello Stato, un unico corpo totemico da cui gli uomini di buona volontà possono e devono trarre necessario vincastro. Ora che la politica è degenerata che è usata solo a fini personalistici ora abbiamo più bisogno di abbracciare il corpo totemico.
Grazie Agnese.