mercoledì 1 agosto 2007

un frammento [di Serena Di Lecce]

II

Prima del viaggio Mario ripiegava tutto (tutto) l’azzurro nelle camicie, nelle valigie. Lei gli chiedeva "lasciamene un poco, lo metto in un vaso, poi te lo rendo. Promesso". No. Anche la più piccola bricia si portava. Anche l’odore ingolfava la valigia. "Tanto, ritorno". Sotto altra specie, ogni volta, ed era una fatica chiamarlo Mario anche quando aveva i capelli ricci e neri, e quando aveva i capelli d’argento, rari, e la fronte lisciata dai crucci. Bisognava accondiscendere, comunque.

Il filosofo restava sempre all’angolo della stanza, s’una sedia, abbarbicato, a rivendicare un po’ di tristezza. Se Mario si porta dietro l’azzurro – diceva – a noi non resta che il grigio. Facciamocene una Ragione. La valigia era sempre marrone e il filosofo se ne dispiaceva.

Non credevano a una parola, intanto: "non ritorni oppure non ti muovi". "Infatti non mi muovo". E infatti tornava, in ogni parte, con un azzurro sempre più dileguato, annegato nel chiarore d’occhi più vivi.