domenica 12 agosto 2007

Il figlio di due madri: di Raul Ruiz [di Carlo Coppola]

Questa notte lo straordinario Ghezzi, padre e madre di tutti coloro che in Italia amano il cinema, ci ha regalato un film di Raul Ruiz uno di quelli che assieme a Claude Chabrol possiamo considerare senza dubbio maestri del cinema francese ed europeo più in generale, a maggior ragione dopo la scomparsa di Bergman e Antonioni, loro sono passati in primissima linea. 
Il film in questione è Fils de deux mères ou Comédie de l'innocence
Il titolo italiano contempla, come si può ben constatare, la traduzione solo della prima parte del titolo francese. 
Si tratta come nel caso di altri film di Ruiz di una pellicola che gioca sul tema della morbosità nei rapporti interpersonali al limite del grottesco e dell'assurdo, dove si è portati a credere a verità che fino a quel momento erano palesemente ritenute fantasie o burle. 
Ed è proprio su queste che si innestano i paradossi della storia a cui i protagonisti non riescono a sottrarsi per quanto queste verità sembrano irreale. Infatti ciò che ci dice Ruiz in altre parole è che la verità va colta nella sua logica effettuale e non in quella ontologica che dovrebbe sottendere ad essa. 
L'enquête è un procedimento proprio del cinema de regista cileno che nella sua opera si fa ricerca non esplorando tanto i fatti e nemmeno l'interiorità o la memoria, ma la parvenza del vero.
Il piccolo Camille matura un'assurda convinzione. La scenografa Ariane, interpretata dalla straordinaria Isabelle Huppert, che ha sempre chiamato mamma non merita [..]
[...] che invece conferisce a una maestra di violino, inconsolabile per la recente morte del proprio figlio. E organizza un incontro tra le due.
Il film è tratto dall'omonimo romanzo del 1929 di Massimo Bontempelli, adattato dal regista con François Dumas. “Un film sull'infanzia di Don Giovanni” lo ha definito Ruiz. Proprio per questo il naturale coincide con l'assurdo, il metafisico e il quotidiano si compenetrano in questo film di trasparenza persino banale, freddo, quasi asettico in cui, però, si aggira una enigmatica presenza invisibile che tiene lo spettatore sulla corda.