mercoledì 4 luglio 2007

Storia di tre "fighe effimere"

ieri un conoscente mi chiedeva di presentargli qualche "figa effimera". Non riesco a capire come il termine figa, inteso come donna (una parte per il tutto), si possa conciliare con l'aggettivo effimero. Ma sia....! ho pensato un pò nella mia notte insonne, girando Bari con i miei amici Matteo e Francesca. Ho riflettuto e al tavolo di un ristorantino aperto fino a tardi, dopo aver offerto una rosa ad una ragazza che da tempo mi intriga e che se ne stava seduta con due amiche poco in diagonale sul lato opposto al nostro tavolo.
Le uniche "fighe effimere" che conosco si chiamano Clò, Lakè e Atri, sono tre ragazze greche in erasmus amiche di amici. Sono tre bombe di quelle da farti perdere la testa senza speranza alcuna di recupero.
La prima Clò è una splendida rossa fiammante, non altissima, che si lucida i denti una volta ogni due mesi, non fuma non beve ma tira di coca, almeno questo dicono i ben informati; una di quelle che non vorresti mai vedere al risveglio, chè se non si stucca la faccia per bene non riconosci, che se non si profuma e lava per bene starle accanto non è così piacevole come sembra... chè è perfida come poche e ti lascerebbe per il primo che passa, dopo averti promesso amore eterno e di fare un figlio con te a breve termine. Quando punta una tesse la trama nell'ombra, come un ragno la sua ragnatela e senza dare nell'occhio.
La seconda Lakè è una scialba biondina mesciata, sorriso 36 denti espressiva come uno yougurt bianco ad usum tzatziki; si trucca quanto basta e se che non facesse l'elettrodepilazione sembrerebbe Lucio Dalla. E' alta quanto basta per non sembrare accanto a nessun tipo di uno e per fare l'articolo il con uno più basso di 1,70. E' una cara e discreta simpatica ed elegante, lei non tira e non fuma, non beve. Se la porti in giro ti fa fare discrete figure con tutti. Non sa di cinema o di tv o di gossip, parla male anche l'Italiano che interpola con qualche frase di inglese o tedesco, hanno un suono strano a volte sgradevole.
La terza Atri è bruna riccia alta all'inicirca 1,80 magra con un decoltè generoso, sguardo penetrante da panterona. Truccata quanto basta, a valorizzare i suoi occhi come cristtalli di boemia. E' colta ma è anche opportuna, ha la battuta pronta e non ti mette mai in imbarazzo, si fa adorare dai tuoi amici, e da tua nonna (se gliela presenti), ama la buona cucina, è garbata, elegante e sempre misurata e temperata come acciaio. Veste sobriamente con gonne ampie che le scendono come pepli su espadrillas di vari colori che lei ha sempre portato da maggio a settembre anche quando non andavano più di moda. Se provi a lasciarla o litighi con lei ti riga la macchina o ti rompe con una gomitata lo specchietto dell'auto, o se ti ha di fronte prova con una testata a romperti il setto nasale.
Molti restano affascinati dal loro pallore, dal loro incombere diafane nella notte barese come in qualsiasi altra notte mediterranea o dell'intero universo. Per altri - per la maggiorparte degli uomini - il loro solo echeggiare, il loro candore è segno di turbamento. Tutte e tre hanno il volto della serietà, dell'armonia di chi senza problemi è pacificato con se stesso. In pace con la vita oltre la morte, se il fuoco oltre la fiamma dura ancora.