mercoledì 11 luglio 2007

ad un'amica su certe cose non ancora scritte

Carissima ****,


so che sei una donna oberatissima. Io domani ho una risonanza magnetica spero di non avere malattie strane alla mia testa, tipo tumori o sclerosi o altro, e che sia solo lo stress. [...]
Sabato sono stato a Roma da Marina per vedere uno spettacolo di una amica comune a lei me e ml longo. era registicamente una porcata. scusa ufficiale, pronta per chi contestava come me, marina e la longo, era che il tempo era stato poco. Ma il teatro non si fa può fare in modo così banale. Una performance con attrici che iniziano facendo finta di togliersi mutande e reggiseno. Un attore che legge malissimo seminudo su di un catafalco, per coperta un plastica, (perché sai il teatro è povero) un raccontino di Carver. ASSENZA di azione e di Non-Azione.
La regia tu mi insegni parte da un'idea e di idee non ne ho vista nessuna. C'era solo un finale affidato all'attrice protagonista, talentosa, che faceva finta di mangiare (modello recita scolastica) un finto tramezzino, e lo attaccava al soffitto per poi esplodere in un picco di dolore senza motivo logico e senza soluzione di continuità, disperato e disperante sulla povertà e su come lei e il manbrone (alias marito) nel letto/catafalco vivessero male e forse indigenti. Poi dopo aver "colto le mele" in piedi sullo stesso catafalco senza nessuna creatività, si lancia all'indietro (suicidio?) (abbandono?) su tre colleghe che, come negli esercizi di fiducia di tu sai chi, la raccolgono plasticamente come le foche una palla.
Allora è esplosa una riflessione che si è fatta pesante tra me e marina. e sul nostro, o meglio creativamente più vostro, "lectura Gaddi" su "Two to tango" ta ta ra ra ra ra ra ra ra ra ra ra ra ra ra ra, sul mio "bombola" invece di "bambola" al quale l'altrettanto nostro Bonifacino voleva esplodere in risa, che trattenne con la mano. tempi andati. genio andato.

E io dopo ho pianto come un vitello pensando a tutta quella quantità di qualità umana e professionale da cui sono lontano e che io mi sono perso per strada. Conto i miei regressi. Cosa darei per ritornare ad allora. Vorrei che un dio del tempo me lo donasse questo regalo. Anche senza le consapevolezze che ho oggi. Darei in cambio tutto quello che ho è che ho guadagnato per riscrivere, partendo da allora, la mia vita. Riprendendomi da quel nodo cruciale e tornare al nostro Santarcangelo a quando facevo di mestiere l'enfant prodige.
Ora mi sveglio tutte le mattine incapace di agire. A guardare il soffitto e dire che cosa ci faccio qui. Al diavolo le conferenze stampe, le celebrità, i contatti con quelli che vogliono contare. In questo modo il mio Duende si incazza e non produce nulla, e più si incazza più la mia testa scoppia. Esso mi soffoca con mal di testa atroci almeno da un mese, mi lascia senza fiato per il terrore quando mi si bloccano gli arti, quando le mie mani come quella della madre della "cognizione" non sanno più prendere, e la mano destra si colora, un poco cianotica, e non rosse ma verdi le unghie, e le dita un poco più fredde si fanno color pervinca.
Allora non era così... non lo sarebbe mai stato tanto scontento il Duende, in questi anni ha avuto troppi colpi bassi. Ora me li restituisce uno alla volta quei colpi. E me li rende alti, alla testa, da par suo e mio, perché ha origini nobili.


Ma sia...! così va il mondo e questa città senza speranze complica solo le cose!


Ti voglio bene e vorrei potertelo dire di persona, spero tanto di poter avere un'altra occasione con te, di parlarti. ***