domenica 1 luglio 2007

finchè c'è un libro c'è speranza

Tornato dalla casa dal mare, dove ho preso un pò di sole e di vento, e ho fatto finta di aiutare mia madre a fare pulizie, mi riapproprio finalmente delle mie letture.
Rieccomi alle prese con i Francesi. Di tutta la
letteratura d'oltralpe ci sono due autori che amo in particolare, e mi piace prendere in mano di tanto in tanto le loro operine leggerine, Albert Camus e Jean-Paul Sartre.
Albert Camus critico ho iniziato a leggerlo anni fa. Su suggerimento del mio straordinario maestro Peppino Farese. Mito di Sisifo e dalle teorie sulla letteratura, fino a fare del proprio canone una questio per nulla vexata, ma vexandando, con i propri pareri gli auctores oggetto di discussione. Kafka fu il primo! Kafka che Camus mette in Appendice, rivelerò che quella lettura di Kafka non mi esaltò allora. A me piacciono i
Iniziai dalkafkismi di Kafka, mi piacciono tutti, e quella lettura mi sembrava troppo anti-germanica. Ma sono gusti!
Invece Sartre lo scoprii in modo curioso attraverso Paolo Sorrentino, uno dei miei registi italiani preferiti (gli altri sono Pietro Germi, Carmelo Bene. Paolo Franchi, Pasquale Scimeca, Matteo Garrone). In uno dei contenuti speciali del DVD dell'Uomo in più - il capolavoro degli ultimi dieci anni - si vede Antonio De Caro, che in una scena tagliata del film incita un gruppo di allenatori cui lui stesso sta tenendo il corso di formazione a Coverciano. La scena è fortissima in un crescendo ritmico perfetto - come solo il grande Paolo sa fare - sale l'urlo: "Io devo pensare!" Il passaggio formidabile, eliminato - purtroppo a ragione - per esigenze ritmiche complessive del film nasce da Il muro di Sartre.
Si tratta di una raccolta di racconti fortissimi (che io ho perso purtroppo - ma me lo ricomprerò - prestatolo ad una stronza di merda di una mia ex amica molto molto ex di cui non faccio nome solo per non dare lustro alla sua .... dabbenaggine) che consiglierei a tutti di leggere per capire qualcosa dell'umanità.
L'inizio del racconto citato da Paolo Sorrentino, Erostrato, è un inizio folgorante:

Les hommes, il faut les voir d'en haut. J'éteignais la lumière et je me mettais à la fenêtre: ils ne soupçonnaient même pas qu'on pût les observer d'en dessus. Ils soignent la façade, quelquefois les derrières, mais tous leurs effets sont calculés pour des spectateurs d'un mètre soixante-dix. Qui donc a jamais réfléchi à la forme d'un chapeau melon vu d'un sixième étage? Ils négligent de défendre leurs épaules et leurs crânes par des couleurs vives et des étoffes voyantes, ils ne savent pas combattre ce grand ennemi de l'Humain : la perspective plongeante.