domenica 15 luglio 2007

Andar, de l'acque ai gorghi [di Serena Di Lecce]

Sono di [versi di Dino] Campana, da "Immagini del viaggio e della montagna", che appunto rappresentano l'exemplum di quanto t'ho scritto sopra, a proposito dei miei incontri notturni con poesie che m'accompagnano e scandiscono tutto il giorno. 
Solo che qui la circostanza è curiosa, perchè al risveglio rimuginavo sulla loro bellezza che si dava anzitutto come ritmo, come suono. 
Oggi il mio tempo ne ha preso il timbro, e te lo voglio trasferire come meglio non saprei fare.


Andar, de l'acque ai gorghi, per la china
Valle, nel sordo mormorar sfiorato:
Seguire un'ala stanca per la china
Valle che batte e volge: desolato
Andar per valli, in fin che in azzurrina
Serenità, dall'aspre rocce dato
Un borgo in grigio e vario torreggiare
All'alterno pensier pare e dispare,
Sovra l'arido sogno, serenato!
O se come il torrente che rovina
E si riposa nell'azzurro eguale,
Se tale a le tue mura la proclina
Anima al nulla nel suo andar fatale,
Se alle tue mura in pace cristallina
Tender potessi, in una pace uguale,
E il ricordo specchiar di una divina
Serenità perduta o tu immortale
Anima! o Tu!