giovedì 5 luglio 2007

3 Telephon Short Stories [di Carlo Coppola]


1.
Al secondo SMS che mandò non ci fu risposta.
La città era in fiamme. Solo il passo veloce di tre persone che cercano una stanza e non la trovano e salgono al piano di sopra. Due concitate. Incazzata una.
Nel centro ricerche un uomo piccolo e magro siede alla piccola scrivania grigia. Si direbbe d'un ospedale. Un leggero tramezzo che non arriva al soffitto divide due stanze. Dall'altra parte un essere alto e grasso elegantissimo interroga gli indici booleani di un archivio in cerca di un nome.
In una terza camera su una torre di avorio un ragazzo dormiva accanto a sé un libro chiuso. Accanto a sé una pistola. Aveva il labbro sinistro pencolate di poco. Una ciocca di capelli di poco spostati, la camicia sbottonata un poco mostravano un petto di pochi peli.
Dal lato destro su oltre il cuscino, contro il muro una macchia spruzzata di sangue e materia cerebrale si stampigliava colando malamente. La testiera del letto era stata rimossa da anni, e senza una ragione precisa. Ma forse proprio pensando a quell'evento.
Nell'aria vuota e rarefatta circolava un intenso puzzo di gas, una donna entrò dalla porta e accese la luce. Più nulla!



2.
Un biglietto appassionato e forse un po’ melenso fu consegnato ad una ragazza, il giorno dopo che ricevette il primo bacio, e sette ore dopo che lei aveva chiesto al suo uomo "Amami!" e lui non potuto o saputo rispondere:
“Mi sei entrata nelle ossa, e mi hai pervaso. Hai contato tutte le mie fibre e mi hai fatto nuovo alla luce del tuo sorriso: non ti amo, non sono capace di amare!”. Si percepisce che il giorno dopo non la si vedranno, che lei non cercherà il suo sguardo nemmeno lo andrà a cercare. Nessuna tristezza! Lei finisce per ascoltare musica: per i tre giorni seguenti nessuna risposta. Lei perde per lui ogni interesse. Il biglietto scritto, dovrebbe essere molto chiaro riguardo alle sue intenzioni, e una minuta dovrebbe chiarirle a lui stesso. Eppure, lui stesso non è del tutto soddisfatto di aver scritto quello che ha scritto.


3.
Continuava a specchiarsi nel mare e si mise a pregare che presto venisse la notte o il buio e lo facesse sparire ancora.
– Non ci sono sensi che nel mare mi riflettano. Mi muovo e decido di muovermi e poi tutto quello accade oltre… – tirò un sospiro sottile, una pausa più lunga, una stasi.
– Datemi un posto dove stare, ve ne prego datemi uno spazio in cui vivere solo. Solo posso convogliare le quattro idee che ho in testa e farne una che sia geniale? non voglio spostarmi e farmi mettere i piedi in faccia anche questa volta. Basta essere nel giusto e fare le cose correttamente. Artista? E come si fa l’arte? Non voglio parlarne, non ne voglio parlare proprio, non mi voglio che dividere in parti e riassumermi, non ne voglio parlare più. Mi sono rotto, ho un sonno della madonna. Non ce la faccio a tenere gli occhi aperti. Mi sento frustato dai buchi neri e dalle mie legali forme di impotenza.
Perché allora – gli chiese lei con insistenza dall’altra parte del telefono – perché un regista che fa il cinema tende a prendere le più belle e non le più brave? –
– Ma secondo me non è propriamente vero. Le più belle sì ma con classe, e la classe lo sai non è acqua. La mia insensatezza mi manca e mi uccide. E poi ogni volta è tutto la somma del tutto. Mi va di tenerti ferma mentre ti amo, perché tu non possa scappare, perché non ci sia nulla da cui scappare, nessuno con cui fare a botte. Niente da far vivere. E tutto per caso. Ognuno è per caso? Lo sai io mi raffreddo e cerco il freddo. Però mi metto un berretto in testa per evitare la sinusite... –
Perché dici cazzate, perché sei così trimone?? – concluse lei dall'altra parte del telefono – Una ondata più forte infranta sullo scoglio copri l'ultima frase.
– E' caduta la linea – dichiarò lui come se stesse facendo un comizio. E richiudendo l'apparecchio se lo mise nella tasca interna della giacca.