mercoledì 20 giugno 2007

Saffo,Von Platen,Carducci e Gadda... tutti insieme appassionatamente

Ad Antonella sento di rispondere io stesso con dei versi dedicati dal poeta tedesco August von Platen e tradotti da Giosuè Carducci. Ti riproduco per questo l'epilogo del Guerriero,l’amazzone, lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo, opera teatrale - dissacrantissima - di Carlo Emilio Gadda di cui mi sono occupato sotto la guida del prof. Giuseppe Bonifacino, mio maestro (che spero non si vergogni d'avermi avuto per allievo!).
Gadda in un elogio tematico e sui generis del Carducci così ricordava la vicenda di Saffo e Ero, in un gioco di rimandi tra antichi e moderni:
De' Linguagi: [Tenendo presente che ‘scòrgile’ vuol dire
scòrtale, accompagnale, guidale, e ‘cheto’ è un aggettivo che piace molto al Carducci, forse perché traduce il virgiliano plàcidum, quietum,] senta un po’ il pistacchio quanto è bello. Lo si direbbe un pistacchio della Palatina.

Ero, l’amata, muore, ne i flutti cercando la morte:
Saffo, l’amante, muore, morte chiedendo ai flutti
Amore, iddio crudele, a te cadon vittime entrambe
Scorgile tu nel cheto reame di Perséfone.
Ma di Leandro al petto conduci la vergin di Sesto,
Guida al fiume di Lete la deserta di Lesbo.