giovedì 21 giugno 2007

Requiem for Sgabello

La prima volta che ho visto uno sgabello come questo era la fine di luglio e correva l'anno.... 2004. Avevo da poco interrotto bruscamente i miei rapporti con la mia amica storica Carlotta. Ero distrutto! Ma decisi di non pensare e trovare qualcosa che mi succhiasse via il cervello. A pensare avrei ripreso prima o poi, le ferite me le sarei leccate con calma. Venne allora in soccorso casuale un mio amico Antonio di cui avevo molta stima, suo cugino faceva il regista e quell'estate raccoglievano premi in ogni luogo per un geniale lavoro girato l'anno prima. Ora facevano il salto di qualità con un mega progetto di realizzazione di cortometraggi. Io mi offrii volontario, per dare una mano. Era la prima volta che mi affacciavo con cognizione di causa al mondo del cinema. Intorno a me avevo geni in erba. Di geni ce ne erano solo due Antonio, e il cugino regista, a cui per discrezione abbiamo camuffato la voce, messo una parrucca bionda in testa e che, con un nome di fantasia, chiameremo Adalberto.
Io nel progetto di Adalberto ci volevo stare a tutti i costi, e ricordandomi di una frase storica di Miguel de Unamuno secondo cui a fare la storia sarebbe anche il cuoco di Giulio Cesare e non solo Cesare stesso, mi diedi disponibile per fare la spesa e cucinare per la truppa di circa otto persone di sesso maschile, di varia stazza e con vario famelico appetito. Ben presto però oltre la pasta che sapevo cucinare si fecero evidenti anche le mie profonde lacune in cucina, i soffritti mi erano sconosciuti, così i secondi erano anche da improvvisare. Antonio comprendo la mia difficoltà ed imbarazzo mi venne in contro, mettendoci più di una volta una pezza. Così fece anche il fonico, un omino che sembrava in miniatura quello di lisbon story - tutti i fonici che ho conosciuto, tranne uno, avevano sempre la fisiognomica di Giacomo Leopardi: spelati, con la gobba e i pantaloni ascellari alla fantozzi. Quando ci si sedeva a tavola a casa di Adalberto le sedie attorno al tavolo non bastavano, e qualcuno in visita al set si aggiungeva sempre. Prima solo uomini, poi anche donne.
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Ora il pubblico più attento si chiederà il perché di questa storiella e cosa c'entri con la foto di uno sgabello rotto inviatami dal mia amica Anna Terio. Rispondo immantinente e senza ulteriori rimandi strani alla mia memoria, non condivisa - che io sappia - da nessuno dei lettori di questo blog. Quando ci si sedeva a tavola a casa di Adalberto le sedie attorno al tavolo non bastavano, e qualcuno in visita al set si aggiungeva sempre. Prima solo uomini, poi anche donne.
Il morto sgabello ha fatto cortocircuitare i miei ricordi come la madeleine di Marcel Proust è mi ha riportato ai pranzi di quella mitica e torrida estate.