martedì 19 giugno 2007

La Scoperta della Lettura

Da qualche tempo ho iniziato a leggere libri. Le cose più belle ultimamente me le ha fatte scoprire Anna Terio la mia super-amica e super-attrice. Ci sono alcuni dei miei amici come Anna, Marina, Andrea e Giuseppe che consiglierei a Tutti di avere come amici, anche per questo. L'offerta culturale che viene da loro è amplissima. Musica, cinema, arte, videoarte, fotografia. (La carica umana è altrettanto potente!).
Ho iniziato a leggere molto tardi. Il primo libro che ho finito è stato l'Innocente di Gabriele D'Annunzio, avevo diciassette anni e andavo fiero di essere un prototipo di uno strano essere che fosse per egualmente Fascista/Monarchico/Anti-borghese/Classista.
Qualcuna di queste caratteristiche la coltivo ancora e privatamente nel mio giardino d'anarchia. Don Gabriele allora faceva al caso mio, era perfetto! Ero un ragazzo vessato dall'apparecchio ai denti, e dai fondi di bottiglia agli occhi, (la scoperta delle lenti a contatto merita una pagina d'arte) che non piaceva a nessuna, che era inviso ai compagni di classe, che aveva (numero) un amico, che si masturbava regolarmente almeno tre volte alla settimana e che lo andava a confessare candidamente, ma senza brufoli, al prete di turno nella assolata domenica mattina. Contestavo anche io il mondo, ma anche questo in un modo del tutto originale! La scoperta della lettura avvenne l'estate fra il secondo e il terzo liceo (classico). Prima di partire per le vacanze mi intrufolai nella biblioteca a casa di mia zia Laura, esimia professoressa oggi 93 enne, e saccheggiai tra i libri nascosti e - forse - proibiti. Per prendere D'Annunzio, dovetti portare con me anche l'illegibile tomaccio grossaccio dei Vicerè di De Roberto, e gli stucchevoli racconti del primo Verga (La storia di una capinera, Tigre reale). L'Innocente lo lessi in pochi giorni. Ero esaltato e affascinato. L'estetismo dannunziano moderato - con una punta di intrigo - mi lappava il cervello, e mi blandiva la volontà. Quell'anno lessi nell'ordine I sette contro Tebe, L'Orestea, Le lettere a Lucilio, Le satire di Giovenale, Le consolazioni di Seneca, ed anche il mio primo saggio, un datassimo volume di Concetto Marchesi su Seneca. Letture più belle credo di non averne fatte per anni. Dopo di che non cedetti alle facili mode ungarettiane, shakespiriane, prustiane, calviniane dei miei amici fedeli. Lessi Ingeborg Bachmann, Kafka (per un indimenticabile corso di mitico Peppino Farese)un matto e disperatissimo Gadda, "cendro menta" compreso. Aprivo e chiudevo Pasolini, Vittorini, Pavese, odiavo Sibilla Aleramo e Moravia; indifferenza per Alba de Céspedes, mi piaceva Anna Maria Ortese! Ero letterariamente xenophobo, o meglio ciò che leggevo in traduzione italiana mi faceva cacare. Eppure, non ho mai capito bene il perchè, mi ritrovai quasi senza accorgermene a lavorare sul Seicento, forse per non sporcare con la merda dell'Hdemia ciò che amavo di più, odiato dai modernisti/contemporaneisti per l'alto tradimento, e percepito come estraneo dai secentisti. Ciononostante dopo un inizio di esaurimento nervoso, dovuto al mobbing universitario, ripresi a leggere da Sartre e Camus. Sempre più di recente ho letto Philip Roth, Agota Kristof, Carlotto, Gianrico Carofiglio.J.S. Foer, Nicole Krauss, ed al fine ma non in fine Bruno Schultz con le Botteghe color cannella. 

Per la poesia ci vorrà una riflessione a-parte (Daniele M. Pegorari docuit!)

Per il teatro ancora uno.