venerdì 29 giugno 2007

A cinema solo e nero!

sono le 21:52 di oggi 29 giugno 2007, il caldo torna a Bari nell'umidore serale, torno dalla visione di un film. Amo andare a cinema da solo. Per andare a cinema con qualcuno ci vuole sintonia. Vera sintonia. Accordo intellettuale, emotivo. Nella mia vita ho avuto solo un paio di compagni di cinema Andrea N., Carlotta, e forse Vincenzo più di recente. Così come non saprò mai cosa esse hanno pensato del mio film Teresa, la cadenza è voluta.
.....I film più belli li ho visti sempre da solo a cinema con non più di sei persone sparpagliate in una sala da 500,300, 600 posti. Andare a cinema da solo mi mette a tu per tu con lo schermo gli altri spettatori anche quando danno fastidio col cellulare non esistono. Questa volta è toccato a Krzysztof Zanussi uno dei maestri del grande cinema polacco. Di lui avevo visto ad oggi From a Far Country (1981) documentario su Giovanni Paolo II, Our God's Brother (1997), tratto da un'opera teatrale di Karol Wojtyła, Persona non grata (2004), a cui si aggiunge questo ultimo lavoro Il sole nero (2006).
Quello che mi impressiona dei maestri polacchi è la direzione maniacale. Tutte le fasi dell'opera hanno perfezione sintattica e formale, inquadrature giuste, fuochi giusti, attori come orologi giapponesi che anche quando solo poco reali sono sempre perfetti, montaggio indefettibile, musica precisa che non suggerisce l'emozione ma che la accompagna fino a coprirla o a palesarla.
Il Sole Nero credo sia da ascrivere ai grandi film sull'umanità, quei colossal del pensiero umano, dell'etica, dell'eziologia che al mondo hanno saputo fare solo Bergman, Bellocchio, Spielberg, e Wajda, e forse Kieslowski.
Conciliare l'inconciliabile cinema e filosofia, dove filosofia sta per indagine ontologia per eccellenza. Questi quattro grandi hanno infatti voluto riflettere sull'uomo come postulatore. Sull'uomo che si interroga. Di volta in volta, sul rapporto io/Mondo, io/Dio, io/Natura, io/non-io e super-io, io/Bene e Male.
Il sole nero fa riferimento proprio a questo ultimo passaggio il Bene e il Male, da dove derivano, cosa generano, perché lo generano, annessi e connessi. Ma il sole nero non è un film per tutti, non ammicca a nessuno. Forse può attirare pubblico Valeria Golino, che al momento come nel film sta con una persona più giovane di lei, o può attirare pubblico il corpo perfetto oltre che della stessa anche di Lorenzo Balducci o Kaspar Capparoni, bello e dannato eppure orbo e in preda alla "tisi".
Inoltre è, agli occhi dei ben pensati, troppo teatrale! Ma che significa teatrale, lirico, statico, recitato in modo stentoreo o piuttosto barocco e stentoreo esso stesso? Allora se è così è giusto che così sia. Abbiamo bisogno anche di un sole nero!