mercoledì 13 giugno 2007

CHARITY SHOPS [di Alessandra Cataleta]

Gli inglesi non hanno gusto, parliamoci chiaro…
Per le donne di una certa eta’ “abito da sera” significa: gonna lunga adorna di candidi pois su sfondo blu, bolerino di raso nero con maniche a sbuffo, scarpette mezzo tacco , con tanto di frangettina “para para” sul davanti, e, tanto per non farsi mancare nulla, una bella spilla tempestata di strass e raffigurante…..PAPERINO! (giuro di averlo visto con i miei occhi…)Praticamente l’equivalente di un pugno nello stomaco,un’ emorragia interna ed una paresi facciale tutte d’un colpo! Se pero’ queste simpatiche signore, malgrado tutto, riescono in qualche modo ad aggirare tali baratri di mancanza di stile con la gentilezza dei modi ed un sorriso affabile, adatto a tutte le stagioni, per gli uomini la situazione e’ tragica e decisamente irrimediabile. La popolazione maschile inglese tra i 40 e i 60 anni (fascia sociale medio/alta) crede ancora che una giacca di velluto blu di 2 taglie piu’ piccola, un papillon celeste delle dimensioni di un biplano ed una camicia bianca con pettorina ricca di frange e ricamini, degni del migliore dei battesimi, voglia dire: essere eleganti. (ribadisco:giuro di averlo visto con i miei occhi!). Le giovani leve poi non fanno testo… cercare di ricondurre ad un unico imput la miriade, forse meglio sarebbe definirla “accozzaglia”, di stili e contaminazioni che passeggiano indisturbate per le strade di Londra e’ chiaramente impossibile.
Ma noi italiani, si sa, abbiamo il pallino per l’ esterofilia… A noi lo straniero piace…il nostro complessino d’inferiorita’ verso l’ “estero” ce lo portiamo sempre dietro come un kleenex sporco di moccio che da anni ci dimentichiamo di togliere dalle tasche.
Ad ogni modo c’e’ davvero qualcosa che noi, complessati esportatori del made in Italy nel mondo, dovremmo proprio invidiare ai cugini britannici…e non si tratta di Camilla Parker Bowls…
Sto parlando dei “Charity Shops”. Letteralmente si traduce “negozi carita’”, in realta’ significa: “Paradiso dello shopping”… L’intera Inghilterra ne e’ disseminata. I Charity shops sono negozi, a volte con tanto di marchio registrato (es: Traid, Oxfan, Brithish heart foundation, ecc.)che raccolgono abiti di seconda mano e non solo (scarti di magazzino, collezioni dell’anno prima, ma assolutamente intonse, libri, cd, accessori) gentilmente donate dalla popolazione inglese, per poi rimetterli in vendita a prezzi piu’ che stracciati. L’intero ricavato delle vendite e’ destinato alla beneficenza (orfani, ricerca, Africa, ecc.), tranne naturalmente una quota per l’affitto dei locali. Il personale preposto alle vendite e’ composto da volontari.
Bello vero?
Ma c’e’ di piu’…i “Charitys” sono i veri e propri templi del vintage! La maggior parte degli abiti o degli accessori sono di alta qualita’ e firmatissimi. Ne consegue che con la modica cifra di £7 (su per giu’ 10 euro) ci si puo’ portare a casa una giacca di Armani autentica e praticamente intatta. In Italia sarebbero capaci di farti pagare un capo simile il triplo rispetto a quando era nuovo solo perche’, per grattugiare quanti piu’ soldi possibile, hanno coniato il termine “antiquariato di lusso” (siamo un paese pieno di fantasia…questo e’certo). Il paradosso e’ che queste foreste vergini dell’acquisto, questi luoghi incontaminati e privi di avidita’, hanno anche il coraggio di effettuare dei saldi strepitosi! Il saldo nei charithys spesso significa comprare tutto a £1 (1, 40 euro, su per giu’). Giacche Levis nuove di zecca, foulards di Yves Saint Laurent….con una spesa di £20 il guardaroba e’ radioso per almeno 3 mesi, e non solo lui… Finalmente non e’ piu’ il negoziante a lucrare sul malcapitato cliente, ma e’ l’opposto! E piu’ si lucra, piu’ si aiuta il prossimo…
Mi commuove pensare che un bambino sfortunato potra’ studiare anche grazie all’acquisto dei miei nuovi, favolosi occhiali Exte (Oxfan, £4)…
Dunque mi domando: noi, popolo di esterofili: noi che accogliamo sempre a braccia aperte qualsiasi moda, tendenza, tormentone propinatoci da oltre confine, per quale disgustoso motivo non abbiamo mai importato la bella abitudine ai Charity shops che da anni spopola in Inghilterra?
Perche’ in via del Governo Vecchio a Roma una giacca Levis usata costa minimo 40 euro, e non aiuti nessuno se la compri, eccetto il venditore che si andra a magna’ una bella carbonara alla faccia tua, ridacchiando sotto ai baffi pensando a quanto e’ furbo??
Perche’ nella maggior parte dei casi i negozi vintage che abbiamo in Italia, con tanto di puzza sotto al naso, altrettanto vintage, vengono a rastrellare i Charitys qui in Inghilterra per poi rivendere il tutto ad un prezzo, benevolmente parlando, quintuplicato? Nessuno ha mai pensato che anche nel nostro paese sarebbe bello e utile avere dei “Negozi carita’”? Pare proprio di no.
Allora che Dio salvi la regina, i suoi sudditi, i paperini tempestati di strass ed i papillon geneticamente modificati! Che Dio li salvi e li benedica, se almeno loro hanno i Charity shops!