venerdì 23 marzo 2007

Frammenti per «Il cacciatore Gracco» da Franz Kafka




La capanna del cacciatore non era lontana dalla capanna dei legnaioli. I legnaioli, dodici, abitavano là, ora che c’era buona neve, per preparare i tronchi che di giorno venivano trasportati nella valle dalle slitte. C’era molto da fare, ma ai lavoratori non sarebbe sembrato troppo se solo avessero dato loro birra a sufficienza. Invece avevano solo un barilotto di medie dimensioni che dovevano suddividere fra loro per una settimana, un compito impossibile. Di questo si lamentavano sempre con il cacciatore, quando questi la sera li andava a trovare. "Avete una vita dura", diceva il cacciatore annuendo e loro versavano nel suo cuore i loro lamenti.
La capanna del cacciatore giace abbandonata nel bosco di montagna. Là egli vive durante l’inverno con i suoi cinque cani. Come è lungo l’inverno in questo paese! Si potrebbe quasi dire che dura una vita intera.
Il cacciatore è di buon umore, non gli manca niente di essenziale, delle privazioni non si lamenta, pensa anzi di essere fin troppo ben attrezzato. "Se venisse da me un cacciatore", pensa, "e vedesse il mio arredamento e le mie provviste, sarebbe la fine di ogni caccia. Ma non è ugualmente la fine? Non ci sono cacciatori."
Va in un angolo dai cani, che dormono su coperte, coperti da coperte. Il sonno dei cani da caccia. Non dormono, solo aspettano la caccia e questo ha l’aspetto di un sonno.

[Dalla serie "Jeder Mensch ist eigentümlich", agosto 1916:]