venerdì 2 marzo 2007

Pierre Klossowski: un maestro del '900


  • il più grande intellettuale vivente.
  • il più grande conoscitore del latino ecclesastico e non.
  • il più grande traduttore di Kafka.
  • Colui che nel tradurre l'Eneide ne scrisse una superiore a quella di Virgilio stesso.
(Carmelo Bene, conferenza stampa della Biennale di Venezia sezione teatro, 1989)

Nasque a Parigi nel 1905 da genitori polacchi. Fratello del pittore Balthus (pseudonimo di Balthazar Klossowski) durante l’infanzia, il suo mentore fu Rainer Maria Rilke (compagno della madre di Klossowski dopo la separazione di questa dal padre). Dal 1920, iniziò a collaborare con André Gide, per il quale lavorò come segretario. Nella sua opera, Klossowski cercò sempre di unire queste due profonde influenze. A partire dagli anni ’30 inziò ad occuparsi dell'opera del Marchese de Sade, che insieme a Nietzsche, divenne il suo maître à penser, affinità condivisa con surrealisti come Robert Desnos, Paul Eluard, e Georges Bataille. Infatti, fu accostato ai surrealisti con cui ebbe però profonde differenze. Prese contatti con André Breton e Maurice Heine, fece parte del gruppo di Contre-Attaque, e confluì nella rivista Acéphale. Durante l’occupazione nazista, intraprese studi di scolastica e teologia alla facoltà domenicana di Saint-Maximin, successivamente a Lione, ed infine all’Istituto Cattolico di Parigi.
Negli stessi anni pubblicò lavori su Gide, Kafka, Nietzsche, Kirkegaard, Bataille, Blanchot, Barbey d’Aurevilly.
Nel 1947 diede alle stampe Sade mon prochain e partecipò al movimento esistenzialista con articoli apparsi su "Les Temps Modernes" rivista di G.P. Sartre.
Fu autore di romanzi e novelle La Vocation suspendue, Roberte ce soir, la trilogia Les lois de l’hospitalité, Le Baphomet.
Dal 1975 invece decise di dedicarsi esclusivamente alla passione per le arti visive con importanti risultati e coerentemente con la sua opera filosofica, nella quale denuncia la falsificazione che «il codice dei segni quotidiani» opera dell’esperienza, attraverso la sua funzione di mediazione, e ad essa oppone la rassomiglianza rispetto alla realtà dell’immagine immediata.
Non opera estetica ma ontologica dunque!
Pierre Klossowski si spense all'età di 96 anni a Parigi il 12 Agosto del 2001.