sabato 30 dicembre 2006

A Marialuisa dopo tanti anni

Cara

Ti scrivo, piccole cose ordinarie e senza importanza. Una sola è la motivazione: io sono ancora sveglio a guardare il mondo. I miei occhi sono aperti e illusi ancora nel nel loro caldo sangue a non credere nessuna verità necessaria, avrebbe detto Carlo Emilio Gadda.

Sono aperti questi occhi, erano di pietra e sono diventati veli. Occhi delusi... Occhi che in sogno non oso incontrare.
Occhi osservano. Occhi che guardano fatti/persone/cose, bevono un dolore sano e un dolore insano come un vino buono o cattivo.
Occhi emozionati, come cuore, da un filo d'erba verde che cresce, elegante e sano, e ancora non sa che sarà calpestato o pisciato da qualche cane con la rabbia e le pulci. Occhi emozionati, da un bambino di pochi mesi che sorride alla mamma e se ne sta in braccio buono, e poi si mette a frignare, d'improvviso, lattante qual'è. Senza motivo. Senza motivo. Senza motivo.
Ascoltando il cd della colonna sonora dell'
Amico di Famiglia di Paolo Sorrentino
. Me ne ha fatto dono Marina Dammacco, adorata amica, ripartita dopo poco per Roma.La sera prima l'ho incontrata e abbiamo parlato, abbiamo letto vecchie lettere, lei mi ha mostrato cose inedite scrittele in un passato prossimo e remto insieme.Ci siamo ricordati di quando avevamo poco ed eravamo felici del poco che ci davamo reciprocamente: quando l'essere, insieme, ci bastava.
ALTRI TEMPI. Ora quel gruppo non c'è più, e io sono incline alla nostalgia di quando infarcivamo i nostri pensieri di Occasioni e di
Ossi di seppia, di Beckett poeta, di Eliot poeta, di troppo poco o troppo Ungaretti
.
In verità il porto sepolto non è mai abbastanza sepolto!!
Ed eravamo vincenti e pure belli assai, ma non lo sapevamo. Ci coronavamo di una bellezza sana, di persone geniali, atte a fare la storia, nostra, dei nostri sentimenti, della nostra vita, dei nostri affetti.
Ed ora sappiamo ciò che siamo, ciò che non vogliamo.
Ieri sera ho visto
The Prestige di Chris Nolan, avevo voglia di piangere ma alla fine ho riso, della vita, del gioco delle parti, dei silenzi. Ho riso dei suoni e dei silenzi, ho riso della morte. Di un riso che non era comico, ma era solo il riconoscimento di una o più verità sospettate o forse solo sottese. A quest'ora che ti scrivo respiro bene, dopo un sonno di sasso. Imperfetto. Mentre i Lali Puna
vanno da soli nella mia testa.
Cara Malù è proprio il vento che porta con sé i ricordi, l'amore, il dolore, gli sguardi ricambiati, quelli perduti. Oggi ho meno paura del solito, delle cose a venire, dell'insolito. E proseguo verso gli spazi siderali infiniti persi in un bicchiere di te.
un abbraccio.
c