martedì 11 settembre 2018

A distanza di pochi giorni... una nuova intervista!



 “Cassano d’Autore” la rassegna dedicata alla letteratura e alla poesia. 

 Quest’anno in rete con “Infinito 200”, progetto celebrativo in occasione del bicentenario della composizione della celeberrima lirica di Giacomo Leopardi, ha visto ospite in questi giorni Lorena Liberatore e il suo ultimo libro “Assonanze Notturne e altri racconti” (Messaggi Edizioni). Ma conosciamo meglio la scrittrice. 




 Ciao Lorena, com’è andata questa prima presentazione di “Assonanze Notturne e altri racconti”? 
 Molto bene, c’era un pubblico numeroso e attento. Molti prima di andar via mi hanno ringraziata per la piacevole serata trascorsa in compagnia di musica e parole. Infatti, ho voluto inserire nella presentazione intermezzi musicali eseguiti al violino da Letizia Carrasso, e letture di brevi estratti interpretati da Chiara Spinelli e Giulia Locurcio, tre giovanissime studentesse che insieme hanno fatto un gran bel lavoro. Il dialogo, poi, tra me e Francesca Marsico, ottima padrona di casa, ha dato quella giusta nota di teatro e di leggerezza per una piacevole serata ‘libresca’! 

 Parliamo di te. Com’è nata la tua passione per la scrittura? 
 Da giovanissima, quand’ero adolescente: tra i banchi di scuola. Frequentavo i primi anni del Liceo Scientifico, ero il tipico studente ribelle e introverso, un’amica mi propose di collaborare al giornalino della scuola. Cominciai a pubblicare lì i primi articoli di giornale, le prime poesie, e le prime storie che la mia mente costruiva nel tempo libero… Se questo non c’era, scrivevo di notte, cosa che si è poi dimostrata un buon allenamento per l’Università, quando per sostenere un esame in breve tempo ricorrevo al vizio di non dormire! Oggi non ci riuscirei più, preferisco lavorare a mente riposata… Tornando alla tua domanda, da quel periodo, pian piano, la scrittura è diventata un’esigenza; è difficile raccontare, poi, come cresca nel tempo la volontà di costruire un’opera, e di pubblicarla, lanciare nel mondo la propria ‘creazione’. È qualcosa che non si può spiegare a parole, semplicemente senti che devi farlo… 

 Che tipo di percorso universitario hai fatto? Hai studiato presso l’Ateneo barese? 
 Sì. Dopo la Laurea Triennale in Lettere ho conseguito due Magistrali, in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale e in Filologia Moderna. Terminando il percorso universitario ho cominciato a pubblicare libri, il primo è stato il saggio “Il Salento metafisico di Carmelo Bene” (edito da FaLvision), frutto della ricerca compiuta per le prime due tesi di laurea e premiato nella XXIX edizione del Premio Internazionale di Letteratura e Poesia Nuove Lettere nel 2013, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Napoli; poi col passare del tempo mi sono dedicata anche alla pubblicazione di poesie, di testi teatrali e narrativa: con Deliria, volume di poesie e soliloqui per il teatro, Iluzie, testo teatrale dal sapore fantasy (editi dalla stessa casa editrice del saggio beniano), per poi arrivare agli ultimi due nati, ControCorrente. Tra storia e stile, spettacolo liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel e, infine, Assonanze Notturne e altri racconti (entrambi editi dalla Messaggi Edizioni, con la quale collaboro attivamente). Tornando allo studio, al momento sto per conseguire un Master in Bisogni Educativi Speciali. 

 Attualmente lavori? Nel 2016 avevi pubblicato una lettera di denuncia riguardo l’accesso al mondo del lavoro: vuoi parlarcene? 
 Sono un’insegnante di III fascia, appartengo a quella categoria che viene, semplicemente, definita dei “supplenti”. Come denunciai tempo fa su alcuni giornali, c’è una quasi totale assenza di veri strumenti d’accesso e di sostegno nel lavoro per chi come me usa una sedia a rotelle, o in generale ha una ‘disabilità’. Per esempio, senza scendere troppo in particolari inutili, per poter lavorare pago in toto un mezzo adatto al trasporto di sedie a rotelle “da strada” (motorizzate), cifre a dir poco onerose, perché tali mezzi sono taxi a tutti gli effetti, hanno tariffe giornaliere e in media i Comuni non danno aiuto al riguardo, soprattutto se il mezzo deve uscire dai confini dell’ambito territoriale d’appartenenza. 

 Cos’è cambiato d’allora, da quella lettera? 
 In quel periodo diverse difficoltà e situazioni sfortunate (che chiamai ‘il sistema’) non mi permettevano di accedere al mondo del lavoro. Oggi da quella lettera prendo distanza, e non perché quello che condannava non fosse vero, ma perché non servì assolutamente a nulla; speravo in un minimo di visibilità che mi permettesse una piccolissima soluzione, forse ignota persino a me, quasi infinitesimale, un aiuto per quanto minimo… Invece nulla! Cos’è accaduto dopo? Al primo contratto di lavoro, in una scuola non troppo lontana, ho finalmente iniziato a lavorare, e ho investito quasi l’intero stipendio (il primo!) nell’uso del taxi! In alcune giornate andavo via di casa alle 08:00 e rientravo alle 20:00. Non mi pesava, l’ho fatto volentieri. Quella prima volta ho lavorato per sei mesi. Al momento spero nella possibilità di un prossimo concorso per accedere in II o I fascia. Con i ragazzi sto bene, adoro insegnare ed è quello che vorrei continuare a fare in futuro, oltre a scrivere libri naturalmente! 

 Quindi è valsa la pena affrontare tante difficoltà? 
 Ne ho guadagnato infinitamente dal punto di vista umano, e la miglior ricompensa è vedere a distanza di tempo la stima negli occhi di quei ragazzi che per un po’ sono stati miei alunni, e sentire ogni giorno per strada “Ciao prof!”, “Buongiorno prof!”. Non nascondo che è nato in me uno spiccato orgoglio, per come ho affrontato tutto; una vittoria solo temporanea, perché la strada è ancora tutta in salita, ci saranno ancora periodi e situazioni in cui non potrò insegnare, ma pur sempre una piccola vittoria. Amo dire a testa alta che ho affrontato tutto ‘da sola’, nonostante le difficoltà: non è stata una passeggiata, tutt’altro, non lo è mai, per questo bisognerebbe sostenere chi senza aiuto non può farcela, eppure potrebbe dare tanto alla società… in tanti, presi dalla stanchezza e dalla disperazione si arrendono, io per prima talvolta, in difficoltà che sembravano insormontabili, sono stata tentata di non ‘combattere’ più, e mandare anni e anni di sacrifici al diavolo! …Forse bisogna essere un po’ matti per rialzarsi puntualmente… 

 Domanda apparentemente banale: ma, nel mondo del lavoro, non esistono ‘agevolazioni’ per chi appartiene alle categorie protette? 
 Ti faccio un esempio: la Legge n. 68 del 12 marzo 1999 avrebbe come finalità “la promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato” e afferma anche che “I datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie di cui all'articolo 1 nella seguente misura: sette per cento dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti; due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti, ecc.”. Queste direttive non hanno più nessuna validità reale: inviare il proprio curriculum vitae ad un ente/azienda, pubblico/a o privato/a che sia, menzionando tale legge equivale esattamente a spedire una normale candidatura spontanea che verrà o archiviata (nella migliore delle ipotesi) o ignorata. Un’enorme contraddizione, se consideriamo che si è parlato spesso di ‘inutile assistenzialismo’… Questo, per dire che ci sono informazioni sbagliate al riguardo. E se chi non ha alcuna difficoltà nella mobilità, e può allontanarsi dal proprio paese, dai propri cari, soffre enormi disagi, proviamo ad immaginare chi non ha neanche la possibilità di scegliere. 

 Tornando alla scrittura, parlaci del tuo ultimo libro. Di cosa tratta? 
 “Assonanze Notturne e altri racconti” è, come dice lo stesso titolo, una raccolta di racconti dalle atmosfere misteriose, a tratti visionarie; partono spesso dalle ambientazioni tipiche delle fiabe per bambini per approdare alla narrazione di situazioni oniriche che hanno come soggetto l’essere umano, la sua natura e la sua interiorità. Il volume si rivolge a un pubblico abbastanza vasto per la varietà di generi proposti, che spaziano dalla commedia alle atmosfere tipiche della fiaba, all’onirico, da quelle dell’on the road all’erotico, insieme a ispirazioni all’horror, al surrealismo, alla musica, e in compagnia di una ‘raffinata’ sensualità. La musica, infine, accompagna tutta la lettura con costanti riferimenti, persino in note a piè di pagina, sotto forma di suggerimenti. È un testo molto ‘versatile’ perché si rivolge a ogni lettore, l’unico requisito richiesto è la fantasia! 

 Stai scrivendo un nuovo libro? A quando la prossima pubblicazione? 
 Sì ne sto scrivendo un altro, ma per scaramanzia non svelerò di più. Aggiungo solo che si prevede la pubblicazione per il nuovo anno e nuovamente con la Messaggi Edizioni… Che altro dire? Chi vivrà vedrà!



Pubblicato su ilTitolo.it 

Le ‘Assonanze’ di Lorena Liberatore, “fiabe per bambini ormai adulti”. Tra metafisica, poesia, musica e teatro



 Pubblichiamo di seguito un doppio contributo di Anita
Malagrinò Mustica e Giulia Masiello, sulla presentazione del libro “Assonanze notturne e altri racconti” di Lorena Liberatore, avvenuta lo scorso 6 settembre nel corso del terzo appuntamento di “Cassano d’Autore per Infinito 200“. 


 Due diverse letture, di due appassionate lettrici che hanno presenziato all’evento: un resoconto della serata quello di Anita Malagrinò Mustica, un contributo per conoscere meglio la Liberatore quello di Giulia Masiello con la sua intervista. 



 ASSONANZE NOTTURNE E ALTRI RACCONTI: TRA METAFISICA, POESIA, MUSICA E TEATRO 

 di Anita Malagrinò Mustica 



 Divino è ciò che spira nei momenti di calma profonda, quando tutto sta per succedere, o forse niente, e tutto è in equilibrio e attende in contrappeso la comparsa di nuova forza… di nuove assonanze!  Lorena Liberatore, Assonanze notturne e altri racconti, p.14 

 Una luce vibrante ed incerta corre tra i vicoli, inonda i balconi, bussa alle porte con sprezzante audacia e si tuffa nella pietra bianca del centro storico cittadino, coinvolgendo decine di persone e costringendole a nutrirsi della strana dolcezza di un pomeriggio senza fine, ammantato di una fugace e timida scialbatura crepuscolare. L’estate volge al termine, ovattando il fluire incessante delle nostre ambizioni e sfumando le più nitide ed intense percezioni, rinchiudendole nel sempreverde scrigno dei ricordi, condannati ad affiorare ciclicamente nelle più malinconiche e cupe giornate invernali. 

 In quest’atmosfera unica, resa magica ed indimenticabile proprio dalla caducità e dalla fragilità di certi attimi, si innestano le parole più vere ed autentiche, per certi versi noumeniche. La poesia, l’unico vero mezzo conoscitivo, anima queste serate settembrine, elargendo stimoli e sensazioni. 

 Ad impreziosire la serata del 6 settembre 2018, già ricca di eventi, Lorena Liberatore, giovanissima scrittrice, poetessa e sceneggiatrice, che, con il suo incantevole e travolgente estro artistico, ha ammaliato il cuore pulsante del paese. Alle ore 19, infatti, Assonanze notturne e altri racconti, ultimo romanzo della Liberatore, ha fatto il suo ingresso nel panorama letterario italiano, nel corso di una presentazione durata quasi due ore e moderata dalla gioiosa vivacità di Francesca Marsico.

 Lorena ha scelto di presentare i suoi racconti nell’ambito di Cassano d’autore per infinito 200, rassegna letteraria promossa dal comune di Cassano delle Murge, dedicata alla letteratura e alla poesia. Ad affiancare la promettente scrittrice in un momento tanto importante, Chiara Spinelli e Giulia Locurcio, che hanno letto con trasporto e commozione brani tratti dall’opera che, a meno di un anno dalla pubblicazione, incuriosisce la critica e vanta un buon numero di lettori. Le dolci melodie, riprodotte dal violino di Letizia Carrasso, hanno cullato teneramente gli astanti, deliziati dalle note di Bach, Dvořák, Paganini e Pachelbel.

 «Si tratta di un libro onirico, metafisico e surreale! Un intreccio di emozioni, narrazioni e ritmi in un crescendo parossistico! I personaggi di questo libro raccontano di ognuno di noi, della nostra presenza nel mondo», spiega Lorena, visibilmente emozionata. «Chiunque potrebbe ritrovare parte di sé nel personaggio di Lea, che ama la vita e vuole vivere appieno, senza le tremende briglie imposte dalle convenzioni sociali e da chi le sta attorno. Intraprende un viaggio alla ricerca di sé stessa, della sua più intima essenza e, per alcuni aspetti, la vicenda potrebbe evocare i road movie americani, se non fosse per l’inattesa comicità che, in un certo qual modo, caratterizza Assonanze notturne e altri racconti. Infatti, i racconti non sono indirizzati ad un pubblico elitario o amante di uno specifico genere letterario. Ho cercato di far confluire, nel mio romanzo, una varietà tematica e stilistica poliedrica e versatile, capace di spaziare dal comico al tragico, dal romantico all’erotico. Per gli appassionati di filosofia, inoltre, il mio testo rappresenta una vera sfida: ovunque spunti e citazioni, per non parlare dei meccanismi psicologici che regolano le vicende narrate e che permettono al lettore un’analisi introspettiva, scandagliando la coscienza dei vari protagonisti, disvelando i loro più intimi segreti»

 Il titolo dell’opera che riunisce i sei racconti cattura i sensi, rimescolandoli nella semantica intima, erotica, ancestrale e notturna. Lorena Liberatore, attraverso la scrittura, si rivela un’attenta analista. Infatti, mediante le sue storie, sulla falsa riga di J. Joyce, la scrittrice studia la quotidianità, mettendo in luce e celebrando però inconsciamente comportamenti anticonformistici, coraggiosi e quasi eroici. Riservando ampio spazio ai sentimenti, mediante vere e proprie epifanie, Lorena canta l’ebrezza del rischio, le sfide, la voglia di emancipazione e di riscatto, avvalendosi necessariamente di tecniche teatrali. L’opera, come più volte precisato anche dalla moderatrice, appare suggestiva anche e soprattutto per la scelta di vocaboli unici e pertinenti, che rivelano lo straordinario talento della Liberatore, coltivato fin dall’adolescenza, e che, inoltre, permettono di conoscere la giovane scrittrice e di stimarla, attraverso l’assidua lettura delle sue opere. Una donna determinata, brillante ed estremamente autoironica, contraddistinta, inoltre, da uno straordinario carisma e da una personalità autentica e sincera, priva di timori ed inibizioni e capace di rimproverare, nel corso della stessa serata, il Presidente della Regione, Michele Emiliano, per una negligenza, si vuol sperare, bonaria. 




 “CASSANO D’AUTORE”: LE ASSONANZE DI LORENA LIBERATORE, “FIABE PER BAMBINI ORMAI ADULTI” 

 di Giulia Masiello 


 A tagliare il nastro del terzo appuntamento di “Cassano d’Autore per infinito 200”, Lorena Liberatore, autrice del libro Assonanze notturne e altri racconti edito dalla casa editrice Messaggi Edizioni. 


 Durante il primo appuntamento settembrino dall’atmosfera ancora tutta estiva, protagonista assoluta la poesia intrecciata alla prosa in un libro definito “surreale”. Sorsi di emozioni e riflessioni che abitano l’interiorità dell’uomo moderno, catapultato in svariate dimensioni, ora fiabesche ora lugubri e misteriose, l’uomo capace di ribellarsi agli “standard” dettati dalle convenzioni sociali per concedersi e assaporare quel brio dettato da inaspettate “inversioni di rotta”. 

 Una nuova “perla” tra gli scritti del territorio potrebbe definirsi Assonanze, poiché contribuisce a donare senza dubbio un’impronta culturale di un certo spessore, perseguendo con il progetto “Cassano d’Autore” quel fine di condivisione e divulgazione della cultura, la cui casa non è, o meglio, non dovrebbe essere solo la scuola, bensì i più disparati luoghi di incontro e di sano confronto. E questo è possibile a patto che – come spiega Francesca Marsico, giornalista e moderatrice, nonché curatrice dell’iniziativa – «ci si spogli da quell’individualismo imperante tipico della nostra epoca, che ha come naturale conclusione quell’atmosfera di superficialità, odio e indifferenza. Nel nostro piccolo – continua – vogliamo semplicemente raccontare tramite i libri e le parole dei loro autori, pensieri e parole, condividere emozioni, sensazioni e storie, perché ogni opera letteraria non rappresenta che un viaggio immaginario, e viaggiare vuol dire crescere e migliorarsi, dunque arricchirsi». 

 Per meglio conoscere la protagonista di questi racconti sui generis e la sua ideatrice, la Redazione ha incontrato Lorena Liberatore, che con disponibilità ci ha accompagnato alla scoperta di ulteriori “tappe” di questo “viaggio”, senza per questo svelare troppi segreti e preservando a noi lettori il piacere della lettura delle trame che compongono l’opera. 


 Chi abita le pagine di Assonanze è Lea. Chi è e come si inserisce nella realtà attuale? 
 La nostra società è sempre stata inquadrata in schemi e in tappe esistenziali. Le tappe principali della vita le possiamo elencare con semplicità, così: studio, lavoro, matrimonio, figli. Queste tappe sono tutte d’obbligo nell’immaginario di molti, necessarie, ma solo perché la necessità (il bisogno di avere figli, per esempio, è al tempo stesso desiderio di lasciare una traccia di sé nel mondo e bisogno di essere genitore) e la consuetudine, nel tempo, le hanno fatte apparire così. Ma non tutti hanno la vocazione necessaria per essere genitore, per esempio. Per Lea quelle tappe non sono un percorso tracciato, non devono esserlo! A un passo dalla laurea, rifiuta una proposta di matrimonio e fa una vera e propria ‘inversione di rotta’ perché sente che il suo destino è altro. Da qui cominciano le sue avventure, ma non le svelerò. 

 L’uomo, come Lea, inevitabilmente “sente” e attraversa un percorso interiore. Che peso ha l’interiorità nel tuo libro? 
 I racconti spesso partono dalle atmosfere tipiche delle fiabe per bambini per approdare alla narrazione di situazioni oniriche e inconsce, che hanno molto da dire sull’essere umano. Tutto il testo è intriso di atmosfere misteriose, talvolta lugubri o visionarie, che arricchiscono l’immaginario di molti. Ma soprattutto, protagonista è proprio l’interiorità, come dimensione attraverso la quale è narrata di volta in volta la storia: l’interiorità come forma di autenticità e di vera umanità. 
In particolare, nel racconto che dà titolo al volume inframmezzano la narrazione stralci degli appunti di Lea, scritti di volta in volta su un’agenda, un diario o magari un taccuino. Sono riflessioni in forma di poesia in prosa, che svelano l’interiorità e guidano il lettore descrivendo emozioni che sono come luci, colori e suoni. 

 Dalle pagine del libro trapela un altro concetto su cui oggi spesso ci si interroga: il confronto tra individui. Perché le persone non riescono più ad avere un confronto in un certo senso “sano”? 
 Non saprei dire quanto sia sano o quanto non lo sia. E non so se quest’epoca che stiamo vivendo è, come alcuni studiosi hanno (pre)detto, ‘malata’, ma so, perché lo vedo quotidianamente, che si sta in qualche modo perdendo la capacità di relazionarsi con l’altro in maniera autentica, sincera, e interiormente si è ribaltata una scala di valori. Non solo: penso che, a lungo, siamo stati illusi che la felicità risieda nel progresso, che dovrebbe solo migliorare la qualità della vita, nel possedere un particolare modello di auto o di cellulare (sembra retorica ma non lo è), e talvolta persino l’ennesimo titolo di studio, come se la cultura o le competenze fossero una sorta di collezionismo; nel frattempo si è caduti in un circuito chiuso in cui quasi tutte le giornate sono occupate dai cosiddetti ‘doveri’ e dal lavoro, dalla corsa verso il traguardo di turno: un trofeo, che una volta raggiunto lascia un po’ straniti, un po’ vuoti, e delusi; intanto il tempo utile per dedicarsi ad altro, o per prendere respiro e finalmente aver modo di riflettere e apprezzare le piccole cose, spesso è rimandato a un banale “la prossima volta”. Tornando alla tua domanda, confronti “sani” ce ne sono, ma penso che in questo periodo rischiano d’essere l’eccezione, o ciò che resta di un qualcosa che è molto più grande nelle nostre vite. Ma questo ‘non so che’ di esiguo, è paragonabile alla vacanza che ci si può permettere una volta ogni tanto e alla quale deleghiamo tutta la nostra serenità e la risoluzione d’ogni problema. 

 I rapporti umani: quanto contano oggi? 
 Senza il rapporto con l’altro nessuno potrebbe sopravvivere e crescere, mentalmente e interiormente. A volte non ci rendiamo conto di quanto sia necessario il semplice confronto, anche con chi fa scelte che non approviamo, persino con chi tutto sommato non gode della nostra stima, perché proprio nel confronto con chi è ‘altro da sé’ impariamo, rafforziamo le nostre idee o riconosciamo i nostri errori. L’empatia si affina così. Anche a livello psicologico, il benessere sta anche, e soprattutto, nell’aver cura dei rapporti sociali. Spesso oggi si tende a sostituire rapporti autentici con quelli costruiti sull’apparenza, ognuno resta così isolato nella propria quotidianità, ma non dimentichiamo che da solo l’essere umano non costruisce città e non compie alcuna battaglia! 

 Quanto di “Lorena” c’è in queste pagine? 
 A questo dovrebbe rispondere il lettore, penso che svelare troppo di un libro ne rovini la lettura. È come rovinare l’innamoramento tra due persone. Comunque posso dire che alcune dimensioni interiori descritte in Assonanze Notturne e altri racconti sono (scontato a dirsi!) a me molto familiari. L’unico racconto che ha un legame diretto con me è Viaggio Immaginifico, che narra sotto forma di metafora qualcosa di realmente accaduto. Ma lascio ogni interpretazione alla fantasia del lettore. 

 La musica accompagna ostinatamente il tuo libro. Cosa essa rappresenta? 
 La musica funge da leitmotiv alle situazioni di volta in volta vissute dai personaggi, e accompagna il lettore in un percorso alla scoperta di nuovi mondi, concreti e interiori. Non a caso il volume è arricchito dalle magnifiche illustrazioni di Massimo Nardi che ci conduce per mano nelle singolari ambientazioni. I riferimenti musicali compaiono talvolta persino in note a piè di pagina! Si vorrebbe in questo modo veicolare ogni forma di comunicazione e contemporaneamente attingere a più forme d’arte. E la musica è una delle più immediate. 

 A quale pubblico dedichi questo libro? 
 Assonanze Notturne e altri racconti si rivolge a un pubblico abbastanza vasto per la varietà di generi proposti: Gli orecchini di perle è una storia d’amore ispirata alla commedia americana, Danza di luna piena, C’era una volta, La fiaba e Viaggio Immaginifico giocano con le atmosfere noir del mistero, Assonanze Notturne, infine, con quelle musicali ed erotiche. Tre di questi (C’era una volta, La fiaba e Viaggio Immaginifico) hanno come primo riferimento lo stile delle fiabe. Insomma chiunque può leggere questo libro proprio perché stratificato: per esempio, chi non è interessato ai riferimenti filosofici (sì, ci sono anche loro!) si focalizzerà solo sulla trama del racconto. In ogni caso ognuno potrà, in base alle proprie attitudini, definire un diverso approccio.



Pubblicato su http://lobiettivonline.it/


domenica 10 giugno 2018

Maria Grazia Pani, TeatrOpera. Esperimenti scenici


 di Lorena Liberatore 

 TeatrOpera, esperimenti scenici di Maria Grazia Pani, edito
da Florestano Edizioni (Bari 2015), con introduzione di Franco Perrelli, mette per iscritto un nuovo modo di intendere il teatro d’opera e di impersonarlo. 

 L’autrice, segnando un netto rinnovamento, rimodula la nostra tradizione teatrale. Rispondere alle esigenze del pubblico contemporaneo partendo dal repertorio operistico più tradizionale non è un’impresa semplice, in questo caso si tratta di una sfida perfettamente riuscita. 

 L’arte ha sempre avuto la capacità e il dovere di comunicare col pubblico smuovendo la sua coscienza, politica, sociale, morale, e di farlo raccontando un’epoca contemporanea o mostrando come situazioni oramai passate siano in qualche modo attuali (nei temi come nelle problematiche). Infatti, l’arte da sempre vuole non solo dilettare ma provocare la riflessione del pubblico, e questo ha sempre fatto parte di un interesse più grande, quello di insegnare stimolando una coscienza critica, o come direbbe Carmelo Bene di pervertire: da pervertor, che ha il significato di essere sconvolto o essere cambiato radicalmente, in riferimento a un metodo di insegnamento condotto attraverso piccole o grandi provocazioni capaci di smuovere le menti più sonnolente. 

 Forse negli ultimi anni l’opera lirica, rispetto la prosa, è meno riuscita in tali intenti, poiché cristallizzata in forme e consuetudini del passato. Ed è la stessa autrice a definire il teatro lirico italiano come “un grande mammut terrorizzato che il pubblico possa svanire”, per questo “cerca l’evento con espedienti e fantasticherie registiche spesso fini a se stesse”. 

 A questo la Pani attribuisce la causa dell’alto aumento dei costi, fenomeno tale da rendere proibitiva la stessa realizzazione di stagioni liriche e da trasformare l’opera in un “oggetto museale”. Infatti se da un lato i costi di produzione (dettati anche da un’eccessiva forma di rispetto della tradizione) oggi rischiano d’essere molto alti, dall’altro c’è la quantità esigua di nuove opere liriche. 

 Maria Grazia Pani (insegnante di canto presso il Conservatorio “N. Rota” di Monopoli, cantante soprano, autrice e regista) con questo volume dimostra la sua personale sfida a tali impostazioni, così facendoci partecipi della sua personale vittoria. Non a caso, TeatrOpera è anche il nome di un format nato nel 2001 per conto della stessa Pani e basato sulla sperimentazione dell’Opera lirica. Proprio nel 2001 cominciò il percorso di cui tale volume e un resoconto, il cui fine è renderne partecipe il lettore e forse porre le basi di un nuovo percorso artistico. 

 C’era quindi la necessità di una nuova modalità scenica che variasse le strutture che da sempre caratterizzano il melodramma. Maria Grazia Pani, comprendendo e sentendo tale esigenza, ha principiato il suo personalissimo percorso artistico, e professionale, partendo da uno spettacolo monografico dedicato a Niccolò Piccinni (Niccolò Piccinni, l’amore e il sorriso di un barese europeo) e uno su Giuseppe Verdi (Viva Verdi!). Il grande successo dei due spettacoli (in particolare di Viva Verdi! che registrò il tutto esaurito) l’hanno poi portata a confrontarsi col romanzo Scènes de la vie de bohème di Henry Murger e col carteggio Puccini-Illica-Giacosa, così dando vita a un testo teatrale dove il figlio di Puccini, nello studio del padre a Torre del Lago e poco dopo la sua morte, ripercorre gli anni della genesi de La Bohème. In seguito si è confrontata con Alexandre Dumas (per La Traviata allo specchio, ispirata a La dame aux camélias), Shakespeare, Verdi e Boito (per Otello, il sinistro incanto) e altri autori delle nostra nobile tradizione. 

 L’autrice giunge a difendere il proprio principio per il quale “l’opera del grande repertorio deve essere occasione di ricerca e di sperimentazione”. In tale ricerca il primo passo è partire dal libretto e dalla partitura musicale, i quali generano una riflessione o un’idea di nuova matrice che porta alla creazione ex novo di una trama. 

 Si agisce quindi per sottrazione fino a rimettere in ribalta gli elementi base dell’opera stessa nella loro semplicità (la trama, i personaggi, la musica). Chiaramente, come si può desumere da quanto già detto, questo tipo di lavoro comporta anche l’abbattimento dei costi di messa in scena. 

 In virtù di ciò sembrerebbe che la semplicità, restituita all’arte, in cambio ridoni nuova vita all’opera e ne spezzi l’incantesimo che la rendeva cristallizzata, quasi impietrita, in vecchie consuetudini e concezioni. Potremmo quindi dire che dal reiterarsi della tradizione e per mezzo del genio umano si genera il nuovo.

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sabato 26 maggio 2018

Una recensione a “Controcorrente. Tra storia e stile” di Anita Malagrinò Mustica


 di Anita Malagrinò Mustica 

Controcorrente. Tra storia e stile Spettacolo teatrale liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel (Messaggi Edizioni, 2018)  
La forza si costruisce sui fallimenti, non sui propri successi. Ciò che mi ha resa forte è stato nuotare sempre controcorrente”  
Lorena Liberatore, ControCorrente. Tra storia e stile, ATTO II, Scena Seconda 

 Lorena Liberatore, brillante e sagace scrittrice, già autrice di numerosi saggi e testi teatrali, regala, al suo affezionato e devoto pubblico di lettori voraci ed entusiasti, un altro piccolo gioiello letterario, incentrato, questa volta, su una donna divenuta icona indiscussa di stile, responsabile di aver totalmente rivoluzionato il concetto di femminilità, plasmando la donna moderna sui suoi manichini, creando per lei uno stile intramontabile come il suo nome: Coco Chanel

 Il testo scritto in maniera impeccabile, dal punto di vista scenografico e stilistico, risulta estremamente accattivante per l’originalità dell’intreccio narrativo, l’alternanza di varie forme letterarie che, assieme a dialoghi mimetici, trascinano il lettore in una realtà ovattata, indefinita e vaga, caratterizzata da repentini passaggi temporali e scenici. L’intero assetto dell’opera si regge sull’alternanza, in tre atti, di due personaggi, due donne, Chanel e una studentessa, Lea. Ad alternare monologhi e dialoghi, sette brani, inseriti appositamente per permettere al lettore/spettatore di immedesimarsi nelle atmosfere d’epoca. 

 «Ho voluto descrivere Coco Chanel non come semplice stilista, di grande intelligenza e intraprendenza, e che ha anticipato le epoche rivoluzionando una moda ormai stantia, ma soprattutto come donna, e con tutto il bagaglio esperienziale che ha portato con sé con indubbio stile. Insomma: la straordinaria vita di una donna fuori dagli schemi. Inoltre, ho scelto di ridare alla protagonista il suo nome di nascita tanto rinnegato, Gabrielle, per annullare ogni possibile distanza e perché sul palco si muovesse, appunto, una presenza familiare in carne ed ossa, non un personaggio famoso e irraggiungibile». 

 Nella realizzazione del progetto, Lorena è stata affiancata da Maria Campanelli, personalità eclettica e creativa, appassionata di moda, teatro e fotografia, laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” con una tesi dal titolo Coco Gabrielle Chanel. Chanel il mito, oltre gli stereotipi. Dopo settimane di scrittura e ricerche, Maria avrebbe dovuto curare lo stile di Gabrielle, dal trucco all’acconciatura, dal vestiario alle gestualità, rivestendone i panni come attrice protagonista ma, purtroppo, lo spettacolo è stato “abortito”, utilizzando un’espressione alla Carmelo Bene. 

 «La storia legata a questo testo teatrale», spiega Lorena, «è semplice, e anche sfortunata. Per “storia” non mi riferisco alla “trama” ma al contesto reale che ha circondato, con tutte le sue vicende, la scrittura di questo piccolo volume e di uno spettacolo che ad oggi non ha ancora visto la luce. Infatti, nel 2014 mi fu proposto di scrivere un testo per teatro dedicato alla storica icona della moda, Coco Chanel, e curarne la regia. Una di quelle idee buttate lì senza pretesa, come i semi sparsi dal vento, o come quei progetti che talvolta si delineano in un bar, sollecitati dall’entusiasmo della gradita compagnia di qualcosa da bere e di qualche buon amico! La rappresentazione avrebbe dovuto tenersi a fine 2016, ma la fortuna non fu dalla nostra parte. Infatti, pochi mesi prima che vedesse la luce questo lavoro, fummo costrette ad annullare tutto, a rinunciarvi per problemi personali di alcune di noi, problemi che non permettevano altra scelta. Non riuscimmo più a riprendere le fila di questo spettacolo, ormai alla deriva. Sembrava proprio che non fosse destino, o forse non era il momento. Per questo ci arrendemmo e rimandammo a tempi migliori». 

 Con straordinaria capacità comunicativa, che dimostra un’eccezionale conoscenza della materia teatrale in tutti i suoi aspetti, Lorena ha presentato al pubblico una Chanel diversa, nuova, completamente calata nella contemporaneità e in grado di ammaliare i lettori con il suo vissuto, estremamente avvincente e ricco di colpi di scena. Un testo, per certi versi, commovente, che interpreta e analizza l’intera vicenda biografica di una ragazzina cresciuta in un orfanotrofio e che, con la sua intelligenza e il suo talento, assurse a simbolo della cultura popolare del XX secolo. 

 Ad accompagnare lo splendido stile drammaturgico di Lorena, inoltre, un book fotografico a tema ideato e curato da Maria Campanelli e realizzato da Pietro Defrenza. 

 «Ma qualcosa di quello spettacolo resta ed è giusto che veda la luce, anche se soltanto in forma cartacea: in un testo illustrato che fa ben intuire fin dove l’amore per il teatro e la creatività ci aveva spinte. Forse un domani questo progetto vivrà anche sul palco, ma oggi è qui a portata di lettore».

 Pubblicato su http://lobiettivonline.it/

mercoledì 9 maggio 2018

Focus sul Genocidio Armeno a Polignano: 11 maggio 2018


- Comunicato Stampa -

Venerdì 11 maggio alle ore 19,00 ripartirà la rassegna letteraria Equilibri Polignanesi a cura del Settore Cultura del Comune di Polignano a Mare
Il primo appuntamento del mese di Maggio 2018, che si terrà a Palazzo San Giuseppe (via Mulini), sarà dedicato ad un focus sul Genocidio Armeno e vedrà la presenza di Carlo Coppola, curatore del volume Nella Terra del Terrore: Il Martirio dell'Armenia, scritto oltre un secolo fa dal reporter francese Henry Barbi
Ripubblicato nel 2017 dalla casa editrice barese LB edizioni il testo racconta il viaggio dell'autore attraverso lo sconvolgente paesaggio di rovine lasciate dall'esercito turco durante lo sterminio sistematico e organizzato del popolo armeno lungo le rotte anatoliche.
L'organizzatrice dell'evento la dott.ssa Marilena Abbatepaolo, presidente della Commissione Cultura del Comune di Polignano a Mare, moderà gli interventi di Carlo Coppola, presidente del Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari, Dario Timurian imprenditore di origine armena operante anche sul territorio di Polignano e di Marco Misciagna, musicista barese, docente di violino e viola nei conservatori di Potenza e Yerevan, capitale della Repubblica Armena.