domenica 10 giugno 2018

Maria Grazia Pani, TeatrOpera. Esperimenti scenici


 di Lorena Liberatore 

 TeatrOpera, esperimenti scenici di Maria Grazia Pani, edito
da Florestano Edizioni (Bari 2015), con introduzione di Franco Perrelli, mette per iscritto un nuovo modo di intendere il teatro d’opera e di impersonarlo. 

 L’autrice, segnando un netto rinnovamento, rimodula la nostra tradizione teatrale. Rispondere alle esigenze del pubblico contemporaneo partendo dal repertorio operistico più tradizionale non è un’impresa semplice, in questo caso si tratta di una sfida perfettamente riuscita. 

 L’arte ha sempre avuto la capacità e il dovere di comunicare col pubblico smuovendo la sua coscienza, politica, sociale, morale, e di farlo raccontando un’epoca contemporanea o mostrando come situazioni oramai passate siano in qualche modo attuali (nei temi come nelle problematiche). Infatti, l’arte da sempre vuole non solo dilettare ma provocare la riflessione del pubblico, e questo ha sempre fatto parte di un interesse più grande, quello di insegnare stimolando una coscienza critica, o come direbbe Carmelo Bene di pervertire: da pervertor, che ha il significato di essere sconvolto o essere cambiato radicalmente, in riferimento a un metodo di insegnamento condotto attraverso piccole o grandi provocazioni capaci di smuovere le menti più sonnolente. 

 Forse negli ultimi anni l’opera lirica, rispetto la prosa, è meno riuscita in tali intenti, poiché cristallizzata in forme e consuetudini del passato. Ed è la stessa autrice a definire il teatro lirico italiano come “un grande mammut terrorizzato che il pubblico possa svanire”, per questo “cerca l’evento con espedienti e fantasticherie registiche spesso fini a se stesse”. 

 A questo la Pani attribuisce la causa dell’alto aumento dei costi, fenomeno tale da rendere proibitiva la stessa realizzazione di stagioni liriche e da trasformare l’opera in un “oggetto museale”. Infatti se da un lato i costi di produzione (dettati anche da un’eccessiva forma di rispetto della tradizione) oggi rischiano d’essere molto alti, dall’altro c’è la quantità esigua di nuove opere liriche. 

 Maria Grazia Pani (insegnante di canto presso il Conservatorio “N. Rota” di Monopoli, cantante soprano, autrice e regista) con questo volume dimostra la sua personale sfida a tali impostazioni, così facendoci partecipi della sua personale vittoria. Non a caso, TeatrOpera è anche il nome di un format nato nel 2001 per conto della stessa Pani e basato sulla sperimentazione dell’Opera lirica. Proprio nel 2001 cominciò il percorso di cui tale volume e un resoconto, il cui fine è renderne partecipe il lettore e forse porre le basi di un nuovo percorso artistico. 

 C’era quindi la necessità di una nuova modalità scenica che variasse le strutture che da sempre caratterizzano il melodramma. Maria Grazia Pani, comprendendo e sentendo tale esigenza, ha principiato il suo personalissimo percorso artistico, e professionale, partendo da uno spettacolo monografico dedicato a Niccolò Piccinni (Niccolò Piccinni, l’amore e il sorriso di un barese europeo) e uno su Giuseppe Verdi (Viva Verdi!). Il grande successo dei due spettacoli (in particolare di Viva Verdi! che registrò il tutto esaurito) l’hanno poi portata a confrontarsi col romanzo Scènes de la vie de bohème di Henry Murger e col carteggio Puccini-Illica-Giacosa, così dando vita a un testo teatrale dove il figlio di Puccini, nello studio del padre a Torre del Lago e poco dopo la sua morte, ripercorre gli anni della genesi de La Bohème. In seguito si è confrontata con Alexandre Dumas (per La Traviata allo specchio, ispirata a La dame aux camélias), Shakespeare, Verdi e Boito (per Otello, il sinistro incanto) e altri autori delle nostra nobile tradizione. 

 L’autrice giunge a difendere il proprio principio per il quale “l’opera del grande repertorio deve essere occasione di ricerca e di sperimentazione”. In tale ricerca il primo passo è partire dal libretto e dalla partitura musicale, i quali generano una riflessione o un’idea di nuova matrice che porta alla creazione ex novo di una trama. 

 Si agisce quindi per sottrazione fino a rimettere in ribalta gli elementi base dell’opera stessa nella loro semplicità (la trama, i personaggi, la musica). Chiaramente, come si può desumere da quanto già detto, questo tipo di lavoro comporta anche l’abbattimento dei costi di messa in scena. 

 In virtù di ciò sembrerebbe che la semplicità, restituita all’arte, in cambio ridoni nuova vita all’opera e ne spezzi l’incantesimo che la rendeva cristallizzata, quasi impietrita, in vecchie consuetudini e concezioni. Potremmo quindi dire che dal reiterarsi della tradizione e per mezzo del genio umano si genera il nuovo.

 Pubblicato su http://lobiettivonline.it/


sabato 26 maggio 2018

Una recensione a “Controcorrente. Tra storia e stile” di Anita Malagrinò Mustica


 di Anita Malagrinò Mustica 

Controcorrente. Tra storia e stile Spettacolo teatrale liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel (Messaggi Edizioni, 2018)  
La forza si costruisce sui fallimenti, non sui propri successi. Ciò che mi ha resa forte è stato nuotare sempre controcorrente”  
Lorena Liberatore, ControCorrente. Tra storia e stile, ATTO II, Scena Seconda 

 Lorena Liberatore, brillante e sagace scrittrice, già autrice di numerosi saggi e testi teatrali, regala, al suo affezionato e devoto pubblico di lettori voraci ed entusiasti, un altro piccolo gioiello letterario, incentrato, questa volta, su una donna divenuta icona indiscussa di stile, responsabile di aver totalmente rivoluzionato il concetto di femminilità, plasmando la donna moderna sui suoi manichini, creando per lei uno stile intramontabile come il suo nome: Coco Chanel

 Il testo scritto in maniera impeccabile, dal punto di vista scenografico e stilistico, risulta estremamente accattivante per l’originalità dell’intreccio narrativo, l’alternanza di varie forme letterarie che, assieme a dialoghi mimetici, trascinano il lettore in una realtà ovattata, indefinita e vaga, caratterizzata da repentini passaggi temporali e scenici. L’intero assetto dell’opera si regge sull’alternanza, in tre atti, di due personaggi, due donne, Chanel e una studentessa, Lea. Ad alternare monologhi e dialoghi, sette brani, inseriti appositamente per permettere al lettore/spettatore di immedesimarsi nelle atmosfere d’epoca. 

 «Ho voluto descrivere Coco Chanel non come semplice stilista, di grande intelligenza e intraprendenza, e che ha anticipato le epoche rivoluzionando una moda ormai stantia, ma soprattutto come donna, e con tutto il bagaglio esperienziale che ha portato con sé con indubbio stile. Insomma: la straordinaria vita di una donna fuori dagli schemi. Inoltre, ho scelto di ridare alla protagonista il suo nome di nascita tanto rinnegato, Gabrielle, per annullare ogni possibile distanza e perché sul palco si muovesse, appunto, una presenza familiare in carne ed ossa, non un personaggio famoso e irraggiungibile». 

 Nella realizzazione del progetto, Lorena è stata affiancata da Maria Campanelli, personalità eclettica e creativa, appassionata di moda, teatro e fotografia, laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” con una tesi dal titolo Coco Gabrielle Chanel. Chanel il mito, oltre gli stereotipi. Dopo settimane di scrittura e ricerche, Maria avrebbe dovuto curare lo stile di Gabrielle, dal trucco all’acconciatura, dal vestiario alle gestualità, rivestendone i panni come attrice protagonista ma, purtroppo, lo spettacolo è stato “abortito”, utilizzando un’espressione alla Carmelo Bene. 

 «La storia legata a questo testo teatrale», spiega Lorena, «è semplice, e anche sfortunata. Per “storia” non mi riferisco alla “trama” ma al contesto reale che ha circondato, con tutte le sue vicende, la scrittura di questo piccolo volume e di uno spettacolo che ad oggi non ha ancora visto la luce. Infatti, nel 2014 mi fu proposto di scrivere un testo per teatro dedicato alla storica icona della moda, Coco Chanel, e curarne la regia. Una di quelle idee buttate lì senza pretesa, come i semi sparsi dal vento, o come quei progetti che talvolta si delineano in un bar, sollecitati dall’entusiasmo della gradita compagnia di qualcosa da bere e di qualche buon amico! La rappresentazione avrebbe dovuto tenersi a fine 2016, ma la fortuna non fu dalla nostra parte. Infatti, pochi mesi prima che vedesse la luce questo lavoro, fummo costrette ad annullare tutto, a rinunciarvi per problemi personali di alcune di noi, problemi che non permettevano altra scelta. Non riuscimmo più a riprendere le fila di questo spettacolo, ormai alla deriva. Sembrava proprio che non fosse destino, o forse non era il momento. Per questo ci arrendemmo e rimandammo a tempi migliori». 

 Con straordinaria capacità comunicativa, che dimostra un’eccezionale conoscenza della materia teatrale in tutti i suoi aspetti, Lorena ha presentato al pubblico una Chanel diversa, nuova, completamente calata nella contemporaneità e in grado di ammaliare i lettori con il suo vissuto, estremamente avvincente e ricco di colpi di scena. Un testo, per certi versi, commovente, che interpreta e analizza l’intera vicenda biografica di una ragazzina cresciuta in un orfanotrofio e che, con la sua intelligenza e il suo talento, assurse a simbolo della cultura popolare del XX secolo. 

 Ad accompagnare lo splendido stile drammaturgico di Lorena, inoltre, un book fotografico a tema ideato e curato da Maria Campanelli e realizzato da Pietro Defrenza. 

 «Ma qualcosa di quello spettacolo resta ed è giusto che veda la luce, anche se soltanto in forma cartacea: in un testo illustrato che fa ben intuire fin dove l’amore per il teatro e la creatività ci aveva spinte. Forse un domani questo progetto vivrà anche sul palco, ma oggi è qui a portata di lettore».

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mercoledì 9 maggio 2018

Focus sul Genocidio Armeno a Polignano: 11 maggio 2018


- Comunicato Stampa -

Venerdì 11 maggio alle ore 19,00 ripartirà la rassegna letteraria Equilibri Polignanesi a cura del Settore Cultura del Comune di Polignano a Mare
Il primo appuntamento del mese di Maggio 2018, che si terrà a Palazzo San Giuseppe (via Mulini), sarà dedicato ad un focus sul Genocidio Armeno e vedrà la presenza di Carlo Coppola, curatore del volume Nella Terra del Terrore: Il Martirio dell'Armenia, scritto oltre un secolo fa dal reporter francese Henry Barbi
Ripubblicato nel 2017 dalla casa editrice barese LB edizioni il testo racconta il viaggio dell'autore attraverso lo sconvolgente paesaggio di rovine lasciate dall'esercito turco durante lo sterminio sistematico e organizzato del popolo armeno lungo le rotte anatoliche.
L'organizzatrice dell'evento la dott.ssa Marilena Abbatepaolo, presidente della Commissione Cultura del Comune di Polignano a Mare, moderà gli interventi di Carlo Coppola, presidente del Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari, Dario Timurian imprenditore di origine armena operante anche sul territorio di Polignano e di Marco Misciagna, musicista barese, docente di violino e viola nei conservatori di Potenza e Yerevan, capitale della Repubblica Armena.

Genocidio e Diaspora Armena nella Storia e nella Memoria a San Cipriano d'Aversa




Sabato 12 maggio alle ore 10,00 presso il Liceo Scientifico Statale "Emilio Gino Segrè" di San Cipriano di Aversa si terrà un incontro dal titolo Genocidio e Diaspora Armena nella Storia e nella Memoria.
L'evento è organizzato dall'istituzione scolastica ospitante e dal Centro di Documentazione San Biagio Vescovo e Martire di Casal di Principe.
All'evento parteciperanno gli alunni del Liceo Scientifico Segrè accompagnanti dai loro docenti di materie umanistiche, e coordinati dal Dirigente Scolastico prof.ssa Rosa La Storia e il presidente del Centro di Documentazione San Biagio Vescovo e Martire, Bernardo Natale.
L'incontro che nasce come tavolo di Confronto e di Amicizia, sarà coordinato da Pasquale Corvino e vedrà quale relatore Carlo Coppola, docente e presidente del Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari.
Alla manifestazione prenderanno parte, inoltre, Luigi Bramato della LB edizioni che nel 2017 ha pubblicato il volume Nella Terra del Terrore: il Martirio dell'Armenia di Henry Barbi a cura di C. Coppola, con il gratuito patrocinio dell'Ambasciata della Repubblica di Armenia a Roma, e una rappresentanza di cittadini armeni e di origine armena residenti in Campania.

lunedì 7 maggio 2018

Una recensione ad “Assonanze Notturne e altri racconti”


 di Salvo Jethro Brifa 

 Assonanze Notturne e altri racconti (Messaggi Edizioni, pp. 126, euro 15) è il titolo di un lavoro e insieme una dichiarazione d’intenti della poliedrica Lorena Liberatore. In quest’opera i cui echi sono richiami all’essere, l’autrice dispone su pagine le linee scure e marcate come note musicali in forme, colori di sottile asprezza, mimetizzata da offerte di delicata eleganza. I suoi racconti appaiono come sassolini o fiammelle, sussurri sui sentieri smarriti dall’anima che, destatasi in un bosco “d’adulte sagome”, avvia un confronto tra l’immaginato e l’inimmaginabile. 

 Una costellazione di tracce fiammanti, di sperimentazioni che vanno dalla commedia al noir; groviglio di vene e arterie volte verso la polare incastonata nelle volte altissime della notte, nei percorsi mentali e misteriosi che appaiono all’imbrunire. 

 Sono impasti di riflessioni filosofiche luminanti, per quanti intendono mettersi in viaggio e attraversare gli inferni delle proprie ombre, setacciando negli inchiostri neri: ricerca di nuove assonanze con realtà. 

 Attraverso questi racconti ritroviamo il fiabesco affilato che, nel fendere l’indecifrabile, squarcia i veli del confuso e libera musicalità seducenti, quasi scie di profumo ondeggiante nelle maree oscure del cuore. Nella bruma dell’apparente “l’Odisseo lettore” trovasi a navigare in surrealistiche situazioni erotiche e così il miraggio favoloso seduce il suo inconscio, lo estrapola dalla ritualità svuotata del quotidiano, lo allontana dall’offuscante dinamicità delle contraddizioni umane, ponendolo in una posizione privilegiata dell’ascolto nel quale, piroettando, ritrova i semi dell’umanità errante. 

 Questi scritti strizzano l’occhio disincantato al pellegrino nel deserto, alla ricerca della fonte delle idee, per il quale ha tasselli d’arte compiuta del vivere la libertà troppo spesso anestetizzata, assediata da ostilità rumorose. Un libro, quello della Liberatore, come consecuzione di narrazioni eleganti su binari che sobbalzano fantasticamente per giungere a un rapporto catartico, ovvero di purificazione d’anima e corpo da consegnare alla magia della bellezza. 

 Del dolce e il retrogusto amaro sono trapunti questi racconti, intrisi di essenza ammaliante, giaciglio di rivoli incantatori per salti spettacolari tra certezza e necessità, quei sogni autentici che guardano ai Dioscuri, figli di un Cigno ingannatore e di Leda regina di Sparta.


 Pubblicato su www.puglialibre.it